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Spara e uccide il ladro, come è morto Lazri: la verità dall’autopsia

L’autopsia può cambiare la ricostruzione

L’esame autoptico rappresenta ora uno degli accertamenti più attesi. L’avvocata Roberta Sisimbro, che assiste la famiglia di Lazri, ha scelto di non indicare propri consulenti tecnici per partecipare all’autopsia. «Prima di pronunciarmi attendo l’evoluzione delle indagini. Ho la massima fiducia nell’operato della procura e anche nei consulenti tecnici nominati dai magistrati», ha dichiarato la legale.

Nel frattempo proseguono gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Cuneo. Tra gli elementi ancora da chiarire c’è anche la presenza di Lazri quella notte e il suo eventuale coinvolgimento in altri episodi. Il 36enne non aveva con sé un cellulare quando è stato trovato: secondo gli investigatori, potrebbe trattarsi di una scelta cautelativa della banda per rendere più difficile la localizzazione dei componenti durante eventuali furti.

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Torce e guanti al centro della pista difensiva

Al momento, però, non sarebbero emersi elementi che colleghino Lazri ad altri furti commessi nella stessa notte. La difesa di Mollo sta lavorando su una ricostruzione precisa dell’obiettivo del gruppo: non un tentativo di sottrarre materiali edili dal cantiere, ma l’ipotesi di un ingresso nella vicina abitazione.

A sostegno di questa tesi vengono indicati alcuni degli oggetti recuperati sulla scena, tra cui proprio le torce e i guanti. «Lo dimostrano le torce e i guanti ritrovati sulla scena dai carabinieri», ha sottolineato l’avvocato Morra.

Il caseggiato è formato da due abitazioni collegate, entrambe appartenenti alla famiglia. Una delle due è interessata da lavori di ristrutturazione ed è proprio quella che Mollo sostiene di aver voluto proteggere. Ora gli accertamenti tecnici dovranno stabilire la posizione esatta dei presenti, la sequenza degli spari e, soprattutto, se i due fori individuati sul collo di Lazri siano riconducibili a uno o più proiettili.

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