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Spari sulla folla, è strage! Decine di vittime e centinaia di feriti

Proteste in Iran: il bilancio delle vittime e aree più colpite

Secondo i dati comunicati dalla Human Rights Activists News Agency, il numero delle vittime confermate è di almeno 65 morti. Si tratta tuttavia di un conteggio parziale, che tiene conto soltanto dei casi in cui l’identità dei deceduti è stata verificata in modo certo. Altre fonti locali, inclusi alcuni medici operativi nella capitale, descrivono un quadro molto più grave, ipotizzando oltre 200 morti nella capitale e numerosi feriti in condizioni critiche.

Le province maggiormente interessate dalle proteste e dagli scontri risultano essere Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars, ma le notizie confermano che le manifestazioni non sono limitate al solo centro politico del Paese, ma coinvolgono vaste aree del territorio nazionale come le province. Le autorità hanno inoltre eseguito più di duemila arresti, contribuendo ad alimentare un diffuso clima di paura nelle piazze e nei quartieri periferici.

Emergenza sanitaria e pressione sugli ospedali in Iran

La gestione dei feriti sta mettendo a dura prova il sistema sanitario iraniano. Nelle città di Teheran e Shiraz, diversi ospedali hanno dichiarato lo stato di emergenza, sospendendo gli interventi chirurgici non urgenti per concentrare tutte le risorse sui casi più gravi legati alle proteste. Il numero dei pazienti con traumi da arma da fuoco, lesioni interne e ferite alla testa è in costante aumento.

Fonti mediche riferiscono che in alcune strutture sanitarie le forze di sicurezza avrebbero fatto ingresso per prelevare i corpi delle vittime e trasferirli altrove, rendendo complessa la raccolta di dati ufficiali e l’assistenza alle famiglie per il riconoscimento. Particolare attenzione è rivolta all’ospedale oculistico Farabi, dove sono stati ricoverati centinaia di giovani con gravi lesioni agli occhi. Secondo i medici, tali ferite sarebbero riconducibili all’uso di proiettili sparati all’altezza del volto durante le operazioni di ordine pubblico.

Blocco di Internet e uso della tecnologia satellitare

Per limitare la circolazione delle informazioni e il coordinamento tra i manifestanti, il governo iraniano ha disposto un blackout di Internet quasi totale, che secondo diverse fonti prosegue da oltre trentasei ore. Il blocco riguarda in particolare le connessioni mobili e l’accesso ai principali social network, con pesanti ripercussioni sulla possibilità di documentare in tempo reale quanto accade nelle strade.

Nonostante le restrizioni, alcuni contenuti riescono comunque a raggiungere l’esterno grazie all’utilizzo della rete satellitare Starlink. Attraverso questo sistema, medici, giornalisti e attivisti stanno inviando messaggi vocali, video e aggiornamenti a testate internazionali e organizzazioni per i diritti umani. Dai materiali diffusi emergono riferimenti a moschee incendiate, veicoli delle forze dell’ordine dati alle fiamme e scontri prolungati tra manifestanti e polizia, sullo sfondo di una crisi economica che si protrae dallo scorso dicembre e che ha alimentato le proteste contro le istituzioni e contro la guida suprema Ali Khamenei.

Giovani manifestanti nel mirino della repressione

Una parte significativa dei racconti provenienti dal Paese riguarda il ruolo dei giovani manifestanti, che risultano tra le principali vittime delle operazioni di ordine pubblico. In alcuni quartieri del nord di Teheran, le testimonianze riportano l’utilizzo di mitragliatrici pesanti e armi automatiche contro gruppi di ragazzi radunati in prossimità delle stazioni di polizia. Molti dei deceduti apparterrebbero alle fasce d’età più basse, colpiti mortalmente durante gli scontri senza possibilità di soccorso immediato.

Contestualmente, si registrano gesti simbolici di contestazione, tra cui azioni dimostrative messe in atto da alcune donne che, in segno di protesta, avrebbero scelto di bruciare o danneggiare immagini e fotografie dei leader religiosi. Questi episodi si inseriscono in un quadro di forte tensione sociale e politica, in cui la richiesta di maggiori libertà civili e diritti fondamentali si intreccia con il malcontento per la situazione economica e per le condizioni di vita quotidiane.

Alla luce di questi sviluppi, osservatori e organizzazioni per i diritti umani continuano a monitorare l’evoluzione degli eventi in Iran, con particolare attenzione al rispetto delle libertà fondamentali, alla gestione delle manifestazioni e al trattamento dei detenuti arrestati durante le proteste.

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