
La notizia ha iniziato a circolare rapidamente nel pomeriggio di venerdì 12 giugno, alimentando dubbi, interpretazioni e ricostruzioni spesso imprecise. Per alcune ore si è parlato addirittura di una presunta uscita dal carcere di Alberto Stasi, ma la realtà dei fatti è diversa. Nessuna scarcerazione immediata, nessuna decisione definitiva già presa. Sul tavolo c’è invece un passaggio importante che riguarda l’esecuzione della pena e che ha riacceso l’attenzione sul caso di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi.
A fare chiarezza è l’avvocato Daniele Bocciolini, che in un’intervista a Fanpage ha spiegato quali siano gli effetti concreti del parere favorevole espresso dalla Procura Generale di Milano e quali siano invece i passaggi ancora necessari prima di arrivare all’eventuale concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

Garlasco, Alberto Stasi e il parere favorevole della Procura
La notizia corretta è che la Procura Generale di Milano ha espresso un parere favorevole all’affidamento in prova ai servizi sociali per Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Non si tratta però della decisione conclusiva.
Come si legge nell’intervista rilasciata a Fanpage dall’avvocato Daniele Bocciolini, la valutazione definitiva spetta infatti al giudice di Sorveglianza, il magistrato chiamato a decidere sulle misure alternative alla detenzione.
L’avvocato spiega che l’affidamento in prova può essere concesso quando il residuo di pena da scontare non supera i quattro anni e quando il comportamento tenuto dal detenuto consente una valutazione positiva sul percorso di reinserimento. Nel caso di Stasi, questo elemento era già stato riconosciuto in precedenza, tanto che gli era stato concesso il regime di semilibertà.
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