Dove il rischio di rincari è maggiore
La fine dello sconto sulle accise potrebbe avere effetti differenti a seconda del distributore. A essere maggiormente esposte sono soprattutto le stazioni di servizio indipendenti e quelle nelle quali i gestori hanno maggiore libertà nella determinazione dei prezzi.
Per gli automobilisti, dunque, il passaggio al nuovo sistema non significa necessariamente che tutti i distributori aumenteranno immediatamente i listini nello stesso modo. Molto dipenderà dalle politiche commerciali adottate dalle singole compagnie e dall’andamento delle quotazioni.

I price cap delle compagnie non finiscono oggi
C’è però un elemento importante da distinguere. La scadenza del taglio fiscale riguarda il diesel e non comporta automaticamente la fine degli interventi sui prezzi decisi dalle compagnie petrolifere.
Il price cap di Eni è entrato in vigore il 28 settembre e ha una durata di 30 giorni. Quello di Q8 è partito il primo ottobre, sempre per 30 giorni, mentre le misure adottate da Tamoil rimangono in vigore fino al 31 ottobre.
Per questo motivo, almeno per una parte della rete, gli effetti della fine dello sconto potrebbero essere attenuati dagli interventi ancora attivi.
Il diesel resta comunque molto più caro rispetto al passato
Il problema per chi utilizza quotidianamente l’auto non riguarda però soltanto la novità di questi giorni. Il costo del gasolio rimane infatti sensibilmente superiore rispetto al periodo precedente allo scoppio del conflitto in Iran.
Secondo i dati riportati dal Codacons, il diesel costa ancora 52,1 centesimi di euro in più al litro rispetto a quel periodo. Tradotto in termini concreti, per un rifornimento da 50 litri significa spendere oltre 26 euro in più.
Proprio alla luce della situazione dei prezzi, il Codacons chiede alle compagnie petrolifere di mantenere gli sconti e i price cap almeno fino alla fine dell’anno. L’associazione sottolinea infatti come le quotazioni petrolifere rimangano su livelli elevati e come il conflitto in Medio Oriente non sembri vicino a una soluzione.
A pesare sul bilancio degli automobilisti è anche il conto complessivo dei rifornimenti. Secondo Adusbef, tra marzo e agosto 2026 gli italiani hanno speso circa 30 miliardi di euro per fare benzina e diesel. Rispetto allo stesso periodo del 2025, la spesa sarebbe aumentata di circa 4,7 miliardi di euro in appena sei mesi, anche a causa della diversa composizione delle accise dopo il riordino entrato in vigore a gennaio.
