Prognosi riservata per tutti i pazienti e percorso di cura complesso
Tutti gli 11 feriti giunti al Niguarda sono attualmente sedati e in prognosi riservata. Nel comunicato diffuso dalla struttura si legge che “è prematuro considerarli fuori pericolo”, a sottolineare come la fase clinica attuale sia ancora molto delicata e suscettibile di cambiamenti anche improvvisi. I percorsi terapeutici previsti sono definiti lunghi e impegnativi. L’ospedale spiega che i piani di cura comprendono più fasi successive, a partire dalla stabilizzazione iniziale e dal trattamento delle ustioni, fino alle procedure chirurgiche ricostruttive e al successivo percorso riabilitativo. È già stato indicato che saranno necessarie diverse settimane di ricovero per ciascun paziente, con possibili periodi ancora più estesi nei casi più gravi.
Le sale operatorie del Niguarda rimangono operative in modo continuativo per far fronte ai numerosi interventi programmati e d’urgenza. Gli specialisti in chirurgia plastica e ricostruttiva, insieme agli anestesisti e ai rianimatori, programmano sedute operatorie ripetute nel tempo, indispensabili per la gestione delle grandi ustioni e per la prevenzione di complicanze locali e sistemiche. L’ospedale sottolinea inoltre che, oltre alla fase acuta, sarà fondamentale una presa in carico globale dei pazienti, che includerà il supporto psicologico e il recupero delle funzioni motorie e respiratorie compromesse dall’incidente e dalle successive terapie.
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Possibile trasferimento da Zurigo e coordinamento tra strutture
Nel suo aggiornamento, il Niguarda conferma la disponibilità ad accogliere anche un ulteriore paziente attualmente ricoverato a Zurigo. Al momento questa persona è giudicata non trasferibile, in ragione della fragilità del quadro clinico e del rischio connesso a un trasporto sanitario di lunga durata. La struttura milanese chiarisce tuttavia di essere pronta, qualora le condizioni lo consentissero, a organizzare il rientro in Italia in collaborazione con le autorità sanitarie svizzere e con i servizi di emergenza. L’ospedale ribadisce inoltre il proprio impegno a garantire supporto e assistenza anche agli altri feriti ricoverati in altre strutture, mediante consulenze specialistiche e scambio di informazioni cliniche. Questo coordinamento tra ospedali, sia italiani sia esteri, è considerato un elemento centrale nella gestione di eventi con un elevato numero di feriti, come nel caso della tragedia di Crans-Montana. La condivisione di protocolli e l’allineamento delle strategie terapeutiche permettono di ottimizzare le risorse disponibili e di uniformare il trattamento dei pazienti. Le autorità sanitarie regionali e nazionali seguono da vicino l’evoluzione della situazione, in contatto costante con la direzione sanitaria del Niguarda e con le altre strutture coinvolte. L’obiettivo condiviso è garantire la massima continuità assistenziale e un monitoraggio accurato di ogni singolo caso.