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Sub morti, i risultati delle autopsie: cosa si scopre

Computer subacquei e GoPro sotto esame

Parallelamente alle autopsie, gli investigatori stanno concentrando l’attenzione anche sulle attrezzature recuperate dopo il dramma.

Tra i materiali analizzati figurano:

  • computer subacquei;
  • bombole;
  • videocamere GoPro;
  • strumenti utilizzati durante la discesa;
  • dati tecnici registrati durante l’immersione.

L’obiettivo è ricostruire con precisione ogni fase della discesa nella grotta sommersa.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori ci sarebbe quella di forti correnti all’interno della cavità unite a una possibile perdita di orientamento. Secondo le prime ricostruzioni, la sabbia sollevata sul fondale potrebbe aver ridotto drasticamente la visibilità a circa sessanta metri di profondità, creando condizioni estremamente difficili anche per sub esperti.

L’indagine si allarga: verifiche sulla missione universitaria

Le attività investigative della Squadra Mobile di Genova stanno proseguendo anche sul contesto della spedizione. Particolare attenzione viene rivolta alla missione affidata dall’Università di Genova alla professoressa Monica Montefalcone. Fin dai primi giorni successivi alla tragedia, l’ateneo aveva precisato che:

“L’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”.

Una precisazione che potrebbe assumere un peso importante nel corso dell’inchiesta.

Il caso dei profili spariti dal sito dell’Università

Nelle stesse ore ha suscitato polemiche anche un altro episodio che ha colpito i familiari delle vittime. I profili online della professoressa Monica Montefalcone e di Muriel Oddenino erano infatti temporaneamente scomparsi dalla rubrica dell’Università di Genova. Accedendo alle pagine apparivano messaggi come:

“Persona non trovata” e “La persona che stai cercando non collabora più con l’Università”.

Una situazione che ha provocato reazioni immediate da parte delle famiglie.

Successivamente l’ateneo ha chiarito che non si sarebbe trattato di una rimozione volontaria ma di una procedura automatica collegata ai sistemi amministrativi dopo la registrazione del decesso.

L’Università ha inoltre precisato che pubblicazioni, curricula e attività scientifiche delle due studiose restano disponibili negli archivi dedicati alla ricerca.

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