Il meccanismo a omega e il ruolo dei mari surriscaldati
Il prolungamento indefinito di questa stasi meteorologica è legato alla stabilità dei flussi d’alta quota, che creano una sorta di barriera invalicabile per le perturbazioni oceaniche. Gli studiosi precisano che “un anticiclone è tanto più forte quanto più è calda l’aria che lo alimenta, in particolare alle quote ‘medie’ ovvero quelle comprese tra 4mila e 6mila metri. Quando l’aria calda proveniente dalle regioni subtropicali si dirige verso nord, verso l’Europa centrale, l’anticiclone ha un orizzonte di vita maggiore e può durare settimane. Perché questo accada, serve una specifica combinazione: una bassa pressione posizionata sul lato occidentale dell’anticiclone che, ruotando in senso antiorario (come avviene nel nostro emisfero), ‘risucchia’ aria calda dal deserto africano e la spinge verso l’Europa. Il sistema si comporta come un’onda: quando il picco di alta pressione si consolida, nella parte opposta dell’onda può formarsi un altro vortice di bassa pressione, che blocca l’anticiclone e lo costringe a restare fermo sulle stesse zone per lungo tempo”.
L’allarme degli scienziati si concentra sulle modifiche strutturali che i mutamenti climatici impongono a queste dinamiche tradizionali. “Questa ‘configurazione a omega’ non è di per sé un fenomeno eccezionale, ma il cambiamento climatico ne sta rafforzando la componente anticiclonica” chiarisce il Cnr, evidenziando come “il picco di alta pressione si sposta sempre più a nord, portando il caldo fino al nord della Francia, all’Inghilterra e persino alla Scandinavia”. Inoltre, i tecnici ricordano che “le masse d’aria coinvolte sono sempre più calde, e questo si traduce in temperature al suolo via via più elevate. È così che si formano ondate di calore lunghe ed estese su tutto il continente. Perché questi blocchi anticiclonici si indeboliscano, servono correnti fredde e vortici abbastanza intensi da rompere la cupola di alta pressione, portando piogge e un calo delle temperature. Ma più l’atmosfera si scalda, più questa ‘controparte fredda’ si indebolisce, rendendo sempre più difficile spezzare il blocco”.
Un ulteriore fattore di amplificazione è rappresentato dall’accumulo termico nei bacini idrici che circondano l’Italia, pronti a trasformarsi in serbatoi di energia termica combustibile. “A tutto questo si aggiunge un circolo vizioso legato alla temperatura del mare: un’atmosfera calda e stagnante riscalda anche il mare, che a sua volta rilascia calore nell’aria, amplificando il fenomeno. In questo periodo il Mar Ligure, il Golfo del Leone e il Mar di Corsica registrano temperature superficiali di 7-8°C superiori alla media stagionale (circa 28-29°C), mentre le coste italiane sono 4-5°C sopra la norma. Quando arriveranno i temporali, questo calore in eccesso si tradurrà anche in maggiore ‘energia’ per venti e piogge più intensi e violenti”, concludono i ricercatori.