Perché il Governo ha cambiato le regole
Il cambiamento è arrivato dopo l’intervento dell’Unione Europea.
Nel marzo 2025 Bruxelles aveva infatti avviato una procedura nei confronti dell’Italia, ritenendo che il sistema previsto potesse entrare in contrasto con le norme europee sulla libera circolazione delle merci e sulla trasparenza del mercato unico.
Per questo motivo il Governo ha modificato il decreto eliminando l’obbligo dell’etichetta visibile sulle confezioni.

Come funzionerà il nuovo sistema
Al posto del bollino informativo è stato previsto un diverso meccanismo di comunicazione. Secondo il testo del decreto, saranno i produttori a trasmettere le informazioni lungo tutta la filiera commerciale, coinvolgendo distributori, supermercati e rivenditori, sia nei punti vendita fisici sia negli store online.
Di conseguenza, il consumatore potrebbe non trovare più un avviso direttamente sulla confezione del prodotto, come inizialmente previsto.
I prodotti più colpiti dalla shrinkflation
Secondo il Codacons, il fenomeno interessa un mercato che in Italia vale circa 120 miliardi di euro ogni anno.
Tra i prodotti maggiormente coinvolti figurano:
- cereali per la colazione;
- yogurt;
- gelati;
- snack;
- biscotti;
- fette biscottate;
- salse pronte;
- formaggi confezionati;
- bibite.
La pratica riguarda anche prodotti non alimentari come detersivi, carta igienica, shampoo, bagnoschiuma e dentifrici.
Secondo l’associazione dei consumatori, la riduzione delle quantità può tradursi in aumenti “occulti” dei prezzi compresi mediamente tra il 10% e il 18%, con casi che arrivano fino al 40%.
Le critiche del Codacons
L’associazione dei consumatori ha espresso forti perplessità sul nuovo decreto, definendo le misure “annacquate e poco incisive”.
Secondo il Codacons, l’eliminazione dell’obbligo di indicare chiaramente la riduzione delle quantità rende il provvedimento molto meno efficace nel garantire una reale informazione ai consumatori.
L’associazione evidenzia inoltre che anche un incremento minimo dei prezzi dovuto alla shrinkflation, distribuito su tutto il paniere dei beni di largo consumo nell’arco degli ultimi quindici anni, avrebbe comportato un costo complessivo di circa 1,8 miliardi di euro per le famiglie italiane.
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Non solo shrinkflation: cresce anche il fenomeno della “skimpflation”
Oltre alla riduzione delle quantità, le associazioni dei consumatori richiamano l’attenzione anche sulla cosiddetta skimpflation.
In questo caso il prezzo e la quantità possono rimanere invariati, ma cambia la qualità del prodotto. Per contenere i costi, alcuni produttori sostituiscono ingredienti più costosi con alternative meno pregiate oppure riducono i servizi offerti senza diminuire il prezzo finale.
Secondo il Codacons, esempi di questa pratica possono riguardare ingredienti alimentari di qualità inferiore, porzioni più piccole nei ristoranti, pulizie meno frequenti nelle strutture ricettive o servizi aggiuntivi che diventano a pagamento pur mantenendo le stesse tariffe.