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Terremoto nel Pd, l’indiscrezione shock su Schlein

Ritratto di Elly Schlein

La cena a Bologna a casa Prodi: il laboratorio del nuovo centro

Al centro del retroscena viene collocato un appuntamento preciso, dall’alto valore simbolico. Il settimanale individua come punto di partenza delle manovre un incontro svoltosi a Bologna, poco prima delle festività natalizie, nella residenza di Romano Prodi. Si tratta, secondo la ricostruzione, di una cena di auguri e di confronto politico per delineare i possibili scenari del nuovo anno. “Bologna, prima di Natale. Cena di auguri e propositi per il nuovo anno, nientemeno che a casa di Romano Prodi. Ospiti, tra gli altri, il vice-capogruppo del Pd alla Camera Paolo Ciani, area Demos vicina a Sant’Egidio, il sindaco di Milano Beppe Sala, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini”, scrive Susanna Turco su L’Espresso.

Attorno al tavolo di Prodi si ritroverebbero figure che, pur con storie politiche differenti, hanno in comune l’interesse per una proposta riformista, trainata dal centro e non eccessivamente sbilanciata verso la sinistra radicale. L’ex presidente del Consiglio, già protagonista delle stagioni dell’Ulivo e dell’Unione, viene considerato un punto di riferimento naturale per chi immagina una riorganizzazione dell’area moderata del centrosinistra. La presenza del vicecapogruppo dem alla Camera Paolo Ciani, del sindaco di Milano Beppe Sala e dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini conferma l’interesse di amministratori, parlamentari e tecnici a dare corpo a un “cantiere” politico alternativo.

Il confronto silenzioso su una possibile alternativa a Schlein

Secondo il racconto del settimanale, quell’incontro non si sarebbe limitato a uno scambio di valutazioni generali, ma avrebbe rappresentato un primo momento di lavoro per individuare una possibile “road map” condivisa. Il tema centrale, sempre stando alle ricostruzioni giornalistiche, riguarderebbe la costruzione di un’area centrista più autonoma rispetto al Pd di Elly Schlein e al M5s di Giuseppe Conte, capace di diventare determinante nella definizione del candidato premier dell’opposizione.

Tra i dettagli segnalati, vi sono anche le assenze e le presenze considerate significative. “Un invitato manca all’appuntamento, scusandosi tanto: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Un altro, al contrario, c’è e non sarebbe mancato per niente al mondo: il senatore Graziano Delrio, ex ministro, ex renziano, anima inquieta del Pd”. La mancata partecipazione del primo cittadino di Napoli e la presenza di Graziano Delrio, già vicino a Matteo Renzi e figura di rilievo del cattolicesimo democratico, vengono descritte come elementi che contribuiscono a definire meglio i contorni del progetto in discussione.

Un progetto per chi non si riconosce nel Pd di Schlein e nel M5s di Conte

Col passare del tempo, il senso politico di quella cena appare, nelle ricostruzioni di stampa, sempre più evidente. L’obiettivo non sarebbe solo quello di rafforzare un dialogo tra amministratori e parlamentari, ma di identificare una possibile cornice comune per quanti non si riconoscono né nell’attuale linea del Partito democratico né nella strategia del Movimento 5 Stelle. “Fissare una road map dell’anno nuovo per dare corpo all’araba fenice del centrosinistra, costruire un luogo adatto a tutti quelli che non vogliono stare nel Pd di Elly Schlein, considerato troppo a sinistra, e nel M5s di Giuseppe Conte, considerato troppo variabile” è la formula utilizzata da L’Espresso per descrivere la posta in gioco.

Da un lato, c’è la percezione che il Pd guidato da Schlein abbia accentuato il suo profilo progressista, avvicinandosi a posizioni considerate più affini a quelle di Maurizio Landini, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Dall’altro, il M5s di Conte viene ritenuto da molti interlocutori un soggetto politicamente non sempre prevedibile, con una linea giudicata oscillante a seconda dei contesti e delle convenienze del momento. In questo spazio si vorrebbe inserire un soggetto più stabile, riconoscibile e capace di attrarre voti moderati, delusi dal centrodestra ma non convinti dall’attuale assetto del campo progressista.

Il nodo irrisolto dell’identità del centrosinistra

Nelle intenzioni di chi partecipa a questo confronto, il nuovo contenitore politico dovrebbe raccogliere amministratori locali, ex dirigenti di partito, esponenti del mondo civico e figure provenienti dall’associazionismo, dal terzo settore e dall’accademia. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di ridare voce a un’area riformista che, negli ultimi anni, si è sentita compressa fra la spinta movimentista e la polarizzazione del confronto politico nazionale. In questo quadro, il tema della leadership del centrosinistra e della scelta del futuro sfidante di Giorgia Meloni appare strettamente legato alla ridefinizione della geografia interna all’opposizione.

Non si tratterebbe, quindi, soltanto di individuare un nome alternativo a Schlein, ma di ripensare l’intera architettura delle alleanze. L’ipotesi sul tavolo è quella di un polo centrista in grado di condizionare, numericamente e politicamente, la scelta della candidatura a Palazzo Chigi, proponendo eventualmente un profilo diverso rispetto ai leader attualmente in prima fila. In questo senso, la discussione sulle possibili personalità da contrapporre alla presidente del Consiglio viene inserita in un quadro più ampio, che riguarda la rappresentanza di un’area sociale ed elettorale considerata decisiva.

I rapporti con Landini, Fratoianni e Bonelli e la distanza dalla sinistra radicale

All’interno di questo scenario, uno dei punti più sensibili riguarda il rapporto con le forze collocate alla sinistra del Pd e, in particolare, con le posizioni sostenute da Maurizio Landini, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Chi spinge per un nuovo baricentro centrista ritiene che l’eccessiva vicinanza del Partito democratico a queste aree rischi di spaventare una parte dell’elettorato moderato, dei ceti produttivi, dei professionisti e di chi chiede stabilità economica e istituzionale. La critica non è solo programmatica, ma anche di immagine: si teme che un fronte percepito come troppo spostato a sinistra renda più difficile competere con una destra che si presenta come compatta e governativa.

La possibile nascita di un soggetto politico distinto, capace di dialogare ma non di fondersi con la sinistra radicale, verrebbe vista come un modo per differenziare l’offerta e recuperare consenso centrista, spesso attratto in passato da esperienze come l’Ulivo o l’Unione. In questa prospettiva, le figure di Prodi, di amministratori moderati e di esponenti cattolici democratici assumono un significato particolare, perché richiamano stagioni in cui la costruzione di una coalizione ampia passava comunque per un forte ancoraggio al centro.

I sostenitori di questa linea ritengono che un centrosinistra competitivo non possa prescindere da un equilibrio tra istanze sociali e sensibilità liberali, tra politiche redistributive e attenzione ai conti pubblici, tra diritti civili e sicurezza. La presenza di un polo centrista autonomo, secondo questa lettura, permetterebbe di rappresentare con maggiore chiarezza la componente riformista e pragmatica, senza rinunciare al confronto con le altre anime della coalizione ma evitando di esserne fagocitati.

Resta tuttavia da capire come questa impostazione potrebbe conciliarsi con la necessità di presentare un fronte unitario alle elezioni politiche, evitando dispersioni di voti e frammentazioni eccessive. Anche su questo punto, le indiscrezioni parlano di discussioni ancora aperte e di valutazioni in corso sul sistema elettorale, sui collegi e sulle possibili modalità di selezione della leadership, compresa l’eventualità di nuove primarie di coalizione.

Matteo Renzi in primo piano

I due ostacoli principali: Matteo Renzi e la possibile candidatura di Silvia Salis

Secondo quanto riportato da L’Espresso, il percorso verso la definizione di un nuovo baricentro centrista incontra almeno due ostacoli di rilievo. Il primo porta il nome di Matteo Renzi, leader di Italia Viva e protagonista di numerose fasi della politica italiana degli ultimi anni. Il settimanale descrive l’ex presidente del Consiglio come una figura in grado di costruire e far cadere alleanze con grande rapidità, sempre pronta a ritagliarsi uno spazio centrale nella scena pubblica. Per molti degli interlocutori coinvolti nelle manovre, la presenza di Renzi rappresenta un elemento di complessità, sia per i trascorsi interni al Pd sia per le posizioni assunte nei confronti degli altri partner potenziali.

Il secondo elemento considerato problematico riguarda la possibile candidatura di Silvia Salis, indicata da più parti come un profilo che potrebbe incarnare una sfida credibile a Giorgia Meloni. Salis, ex atleta e dirigente sportiva, verrebbe vista come una figura nuova, con un’immagine meno segnata dalle dinamiche di partito tradizionali e in grado di parlare a segmenti di elettorato diversi. “Il secondo è più sorprendente e riguarda Silvia Salis, che per molti sarebbe il profilo ideale per sfidare Meloni. Proprio il fatto che sia una donna, però, la renderebbe, secondo L’Espresso, indigesta a una parte dei nomi seduti a quel tavolo”.

Questa osservazione, riportata testualmente dal settimanale, apre anche una riflessione sul tema della rappresentanza femminile nei ruoli apicali della politica italiana. L’ipotesi che alcuni protagonisti del progetto centrista possano mostrare resistenze nei confronti di una possibile candidata donna viene segnalata come un dato significativo, soprattutto in un contesto in cui la presidente del Consiglio in carica è a sua volta una leader femminile. L’eventuale concorrenza tra due donne alla guida dei principali schieramenti costituirebbe un elemento inedito per il sistema politico nazionale.

Nel caso di Renzi, invece, il nodo principale riguarda la collocazione del suo partito e la capacità di integrarsi o meno in un disegno più ampio. Le sue scelte passate, dalle alleanze di governo alle rotture improvvise, vengono richiamate come esempio della difficoltà di incasellarlo stabilmente in un assetto predefinito. Per i promotori di un nuovo centro, la presenza dell’ex premier può risultare al tempo stesso una risorsa e un fattore di instabilità, capace di rafforzare il peso politico del progetto ma anche di condizionarne in maniera decisiva le scelte strategiche.

Primo piano di una donna in contesto politico

Le prossime tappe: gennaio e aprile come momenti chiave

Nonostante le difficoltà e le variabili in gioco, il “cantiere centrista” descritto da L’Espresso rimane aperto e procede secondo una scansione temporale già delineata. “Gli erranti in cerca di un centro hanno stabilito di rivedersi a gennaio. E di lanciare qualcosa di pubblico in aprile”, annota il settimanale, arrivando a evocare persino “una costituente”. Le date indicate assumono quindi un valore politico preciso: il mese di gennaio come momento di ulteriore confronto interno e il mese di aprile come possibile debutto di una proposta più visibile, attraverso un’iniziativa pubblica, un manifesto programmatico o una convention nazionale.

L’ipotesi di una “costituente” rimanda all’idea di un processo aperto di definizione di valori, obiettivi e struttura organizzativa, volto a coinvolgere non soltanto i protagonisti delle cene riservate, ma anche amministratori territoriali, associazioni, forze sociali e cittadini interessati a un nuovo soggetto politico di ispirazione riformista. Resta da verificare in che misura questa prospettiva si tradurrà in scelte concrete e quali saranno le reazioni dei partiti direttamente coinvolti, a cominciare dal Partito democratico guidato da Elly Schlein.

Mentre la segretaria dem riceve messaggi di auguri e attestazioni di sostegno pubblico, il suo nome resta al centro di una partita più ampia, che riguarda la definizione della candidatura alla presidenza del Consiglio per l’intero schieramento di centrosinistra. La domanda di fondo, che continua a emergere dai retroscena e dalle indiscrezioni, è chi sarà effettivamente l’anti-Meloni, ovvero la figura chiamata a rappresentare l’alternativa principale alla coalizione di governo attuale.

Fra cene riservate, contatti informali e progetti di riorganizzazione, il futuro del centrosinistra italiano appare ancora in fase di definizione. Il confronto sulla leadership, sulle alleanze e sulla collocazione del nuovo centro si intreccia con le scadenze elettorali e con l’evoluzione del quadro economico e sociale del Paese. I prossimi mesi, a partire dagli incontri fissati per gennaio e dalle iniziative annunciate per aprile, saranno decisivi per comprendere se le manovre descritte dai retroscena si tradurranno in un vero cambiamento di assetto o resteranno confinati nel perimetro delle ipotesi.

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