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“Tonfo clamoroso”. Sondaggi, numeri mai visti prima: chi si dispera

Il Partito Democratico resta secondo, ma perde terreno

Sul versante dell’opposizione, il Partito Democratico guidato da Elly Schlein si conferma al secondo posto nazionale con il 20,5%. La variazione è limitata, pari a meno 0,1%, ma interrompe la possibilità di leggere il dato come un avanzamento. Il Pd conserva comunque una distanza rilevante rispetto alle altre forze dell’area progressista e rimane il principale competitore di Fratelli d’Italia sul piano dei consensi ai singoli partiti.

Il divario tra le prime due formazioni resta di 5,5 punti percentuali. È un elemento importante nella lettura dei sondaggi politici, perché segnala che il Pd conserva una base elettorale ampia ma, nella rilevazione EMG, non riduce la distanza dalla forza di maggioranza. Il dato dovrà essere confrontato con le prossime indagini per verificare se si tratti di una tendenza stabile o di una variazione circoscritta.

Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra in calo

Il Movimento 5 Stelle si attesta all’11,6%, in calo di due decimi rispetto alla precedente misurazione. Il risultato mantiene il partito tra le principali forze dell’opposizione, ma descrive una fase di lieve arretramento. In un sistema politico caratterizzato da una forte frammentazione, anche oscillazioni di pochi decimi possono incidere sui rapporti di forza tra gli schieramenti e sulle possibilità di costruire alleanze.

Segno negativo anche per Alleanza Verdi e Sinistra, indicata al 5,6% dopo una perdita dello 0,2%. Il cartello politico riconducibile ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni conserva una presenza significativa nell’area progressista, ma il dato evidenzia una flessione rispetto al precedente rilevamento. Pd, Movimento 5 Stelle e Avs rappresentano dunque i tre soggetti principali di un’opposizione che, secondo EMG, non avanza in modo uniforme.

La situazione resta aperta anche perché le dinamiche dei singoli partiti non coincidono necessariamente con quelle delle coalizioni. Le intenzioni di voto, infatti, possono modificarsi in relazione a fattori politici contingenti, alla partecipazione degli elettori indecisi e alle scelte che le diverse formazioni compiranno sui programmi e sulle possibili intese. La fotografia proposta dal sondaggio va quindi letta come un dato aggiornato, non come un assetto definitivo.

Italia Viva cresce, Più Europa all’1,8%

Tra le forze minori del centrosinistra e dell’area riformista, Italia Viva registra una variazione positiva. Il partito fondato da Matteo Renzi guadagna un decimo di punto e sale al 2,6%. Il valore resta distante da quello delle maggiori forze parlamentari, ma rappresenta uno dei pochi incrementi rilevati nel campo dell’opposizione e del centro progressista.

Più Europa viene invece stimata all’1,8%, mentre Progetto Civico, Psi e le altre liste considerate nella rilevazione raccolgono nel complesso l’1%. I dati confermano l’esistenza di più soggetti politici al di sotto delle principali soglie di consenso, con un peso che potrebbe risultare rilevante nella definizione delle alleanze e nella distribuzione dei voti, soprattutto in un eventuale confronto elettorale costruito attorno a coalizioni ampie.

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Centrodestra al 44%, campo largo al 43,1%

Il confronto tra gli schieramenti offre uno degli elementi più rilevanti della rilevazione EMG. Il centrodestra viene indicato al 44%, mentre il cosiddetto campo largo raggiunge il 43,1%. La distanza è inferiore a un punto percentuale e descrive una competizione ravvicinata, nella quale il vantaggio della coalizione di governo permane ma non appare tale da rendere irrilevanti le variazioni dei singoli partiti.

Il campo largo, pur restando alle spalle del centrodestra, registra una crescita complessiva dello 0,6% rispetto alla precedente rilevazione. Questo incremento non dipende necessariamente dall’avanzamento dei maggiori partiti, che nel sondaggio mostrano invece lievi cali, ma dalla somma dei risultati attribuiti alle diverse componenti dell’area. Il dato conferma quanto il peso delle formazioni minori possa incidere sugli equilibri complessivi.

La differenza tra i due blocchi va valutata con cautela. Nelle rilevazioni sulle coalizioni incidono infatti le ipotesi di aggregazione politica adottate dall’istituto, oltre alla mobilità dell’elettorato e alle scelte degli indecisi. Ciò nonostante, il 44% attribuito al centrodestra rappresenta un elemento di continuità per la maggioranza, mentre il 43,1% del campo largo segnala la permanenza di una sfida competitiva.

Futuro Nazionale perde nove decimi

Al di fuori dei due principali schieramenti, l’indagine segnala la flessione di Futuro Nazionale, il movimento associato a Roberto Vannacci. La lista perde lo 0,9% e viene accreditata del 5,6%. È una delle variazioni più consistenti registrate nel monitoraggio e ridimensiona il risultato della formazione rispetto alla rilevazione precedente.

Il dato evidenzia comunque la presenza di uno spazio elettorale esterno alle tradizionali coalizioni. La consistenza di quest’area può cambiare in modo sensibile anche nell’arco di poche settimane, come mostrano le oscillazioni attribuite da EMG. Per questo motivo, secondo l’impostazione generalmente adottata nella lettura dei sondaggi, sarà necessario osservare la continuità del dato nelle prossime rilevazioni prima di ricavare indicazioni più consolidate.

Il centro vale complessivamente il 5,2%

Nel cosiddetto centro, il consenso aggregato viene calcolato al 5,2%. All’interno di questa area, Azione di Carlo Calenda raggiunge il 2,7%, il Partito Liberaldemocratico guidato da Luigi Marattin si colloca all’1,8%, mentre Ora, la formazione di Michele Boldrin, viene indicata allo 0,7%.

La pluralità delle sigle conferma un quadro frammentato, nel quale nessuna delle forze centriste raggiunge da sola livelli comparabili con i partiti maggiori. Il valore complessivo, tuttavia, offre una misura della presenza di un elettorato che non si colloca pienamente né nel centrodestra né nel campo largo. In prospettiva, questo segmento potrebbe essere osservato con attenzione nel dibattito sulle alleanze, senza che il sondaggio consenta di anticiparne le scelte politiche.

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