Meloni, rottura in vista con il ministro e amico?
In questo quadro, il dossier Giuli viene monitorato con attenzione, perché la tensione non riguarderebbe soltanto la catena di comando del ministero, ma investirebbe anche la tenuta complessiva dei rapporti tra i principali nodi della maggioranza. La linea, riferiscono fonti interne, è quella di evitare decisioni che possano trasformare un conflitto circoscritto in una crisi politica più ampia.
Il confronto nel Consiglio dei ministri
Il punto di frizione più rilevante, secondo diverse ricostruzioni, sarebbe emerso durante un Consiglio dei ministri nel quale si discutevano anche norme sulle sovrintendenze e il piano casa. In quella sede, sempre stando ai racconti raccolti negli ambienti di maggioranza, il clima si sarebbe irrigidito fino a rendere necessario un intervento diretto della presidente del Consiglio.
In particolare, Meloni avrebbe contestato al ministro un atteggiamento di eccessiva “prosopopea”. La parola, riferiscono le stesse fonti, avrebbe innescato una reazione immediata di Giuli, che avrebbe replicato: “Ti stai rivolgendo a me?”. Una domanda posta due volte, in un contesto già carico di tensione e aggravato, in parallelo, da un confronto con Francesco Lollobrigida.
Secondo quanto viene riferito, la premier avrebbe scelto di non alimentare ulteriormente lo scontro nel corso della riunione, per evitare che la discussione degenerasse e si trasformasse in un caso politico immediato. Tuttavia, nelle ore successive, la vicenda avrebbe continuato a produrre effetti nei rapporti tra Palazzo Chigi e il ministero della Cultura.
Il nodo Merlino e la strategia del contenimento
La questione Merlino resta il punto più delicato perché tocca, in modo diretto, la rete di fiducia riconducibile alla premier e ai suoi principali collaboratori. Per questo, la maggioranza starebbe lavorando su una soluzione che consenta di riassorbire l’impatto politico del licenziamento attraverso una rapida assegnazione di un nuovo ruolo, valutando opzioni tra l’area parlamentare di FdI e altri dicasteri.
Parallelamente, l’esecutivo eviterebbe per ora di trasformare lo scontro in una scelta formale nei confronti del ministro. Il tema, secondo fonti di governo, è anche istituzionale: la sostituzione di un ministro aprirebbe un passaggio di interlocuzione con il Quirinale e potrebbe rendere necessario un confronto più ampio sugli assetti dell’esecutivo.
In una fase considerata sensibile, sia sul piano internazionale sia su quello interno, l’ipotesi di un rimpasto viene descritta come uno scenario che Palazzo Chigi preferirebbe non affrontare. Proprio per questo, la linea attuale viene indicata come un equilibrio tra la necessità di difendere il perimetro di fiducia attorno alla premier e quella di non innescare dinamiche politiche difficilmente controllabili.
Le conseguenze politiche e le incognite aperte
Dietro le quinte, riferiscono esponenti della maggioranza, il rapporto tra Giorgia Meloni e Alessandro Giuli sarebbe diventato particolarmente complesso. Nei vertici di partito crescerebbe la convinzione che la linea adottata dal ministro abbia superato una soglia considerata critica, perché in grado di produrre effetti sulla compattezza e sulla disciplina interna del governo.
In questo contesto, si registra anche un ragionamento politico più ampio: secondo alcune fonti interne, l’ipotesi di una futura candidatura nazionale per Giuli verrebbe oggi considerata difficilmente praticabile, proprio alla luce delle tensioni maturate e della gestione del caso Merlino.
Resta infine un elemento di incertezza che, secondo quanto viene riferito, preoccupa Palazzo Chigi: comprendere quale sarà la prossima mossa del ministro. Il livello dello scontro, così come viene descritto nelle ricostruzioni di maggioranza, è ritenuto abbastanza elevato da rendere necessario un monitoraggio costante, anche per evitare che la vicenda possa evolvere in una crisi politica di più ampia portata.