I soccorsi e la macchina dell’emergenza
Quando le chiamate al numero di emergenza hanno iniziato ad arrivare, la risposta è stata immediata. La polizia cantonale è giunta sul posto in pochi minuti, seguita dai vigili del fuoco. Oltre 150 operatori hanno lavorato senza sosta, con più di 40 ambulanze ed elicotteri per trasferire i feriti negli ospedali di Sion, Losanna, Ginevra, Zurigo e anche oltreconfine. L’unità di terapia intensiva dell’ospedale regionale è andata rapidamente in saturazione. I medici hanno dovuto gestire ustioni gravi, inalazioni di fumo, ipotermia, intubazioni d’urgenza. L’area è stata isolata, lo spazio aereo temporaneamente chiuso per facilitare i soccorsi. In poche ore, una località turistica affollata si è trasformata in un corridoio di emergenze.

Il filo umano oltre i numeri
Dietro i numeri restano i volti. Quello di Eliot Thelen racconta lo shock di chi è sopravvissuto per pochi centimetri, per pochi secondi. Una vacanza tra amici, una notte di festa, poi il calore che brucia la pelle, il buio dei fumi, la spinta della folla, l’aria gelida all’esterno. «Ho visto cose orribili», ripete. Un amico è in sala operatoria, un’altra persona è in rianimazione, altri coetanei non torneranno più a casa. La paura non finisce all’uscita dal locale: inizia dopo, nelle notti senza sonno e nel peso della memoria. Il mondo del calcio si stringe attorno ai suoi ragazzi, ma la domanda resta aperta per tutti: non il destino, ma una catena di scelte ha portato a quella notte. Ora toccherà alle indagini stabilire quali.