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Tram deragliato a Milano, scambio di persona tra le vittime: il secondo morto non è il senzatetto Abdou Toure

Tram deragliato a Milano, soccorsi e rilievi sul luogo dell'incidente

Prosegue l’accertamento dei fatti sul deragliamento del tram a Milano avvenuto venerdì nel centro cittadino: nelle ultime ore è arrivata una precisazione decisiva sull’identità della seconda persona deceduta. Dopo una prima indicazione rivelatasi errata, gli inquirenti hanno stabilito che il secondo morto non è il 56enne senegalese Abdou Toure, come inizialmente riportato, ma un’altra persona.

La fase immediatamente successiva all’incidente è stata segnata da concitazione e comunicazioni frammentarie: nel caos dei soccorsi, tra feriti trasferiti in ospedale e rilievi sul posto, si è diffusa la notizia di due decessi e di diversi passeggeri coinvolti, alcuni in condizioni gravi. Il chiarimento sull’identità delle vittime è arrivato solo dopo ulteriori verifiche, necessarie per evitare errori e per informare correttamente familiari e autorità competenti.

Secondo quanto ricostruito finora, l’intervento di ambulanze e vigili del fuoco è scattato in tempi rapidi. I soccorritori hanno lavorato per liberare eventuali persone rimaste bloccate e per prestare le prime cure a chi presentava traumi e contusioni. In parallelo sono iniziati gli accertamenti tecnici per fissare lo scenario e raccogliere testimonianze utili alla ricostruzione della dinamica.

Il bilancio provvisorio, nelle ore immediatamente successive al grave incidente del tram, parlava di due morti e di numerosi feriti. Con il passare del tempo, però, è emersa la necessità di correggere l’identificazione del secondo deceduto: un passaggio delicato che ha avuto ricadute anche sul piano umano, per la comprensibile attesa e preoccupazione di chi conosceva le persone coinvolte.

Deragliamento del tram a Milano, area transennata e mezzi di soccorso

La seconda vittima: chi era Johnson Lucky Okon

Gli accertamenti hanno indicato come seconda vittima Johnson Lucky Okon, cittadino originario della Nigeria, che avrebbe compiuto 50 anni nel mese di agosto. L’uomo, secondo quanto emerso, era senza fissa dimora e aveva presentato domanda di protezione internazionale presso la questura di Cremona. La definizione corretta dell’identità è stata possibile grazie alle verifiche condotte nelle ore successive allo schianto.

La notizia ha avuto un impatto significativo tra le persone che lo conoscevano e, più in generale, all’interno delle comunità di riferimento. In casi come questo, la conferma ufficiale è un passaggio indispensabile non solo per le procedure investigative e amministrative, ma anche per consentire ai familiari e ai conoscenti di avere informazioni certe e documentate.

Nel frattempo è stato chiarito che Abdou Toure, inizialmente indicato come la seconda vittima, è in realtà sopravvissuto. Le sue condizioni restano tuttavia serie: l’uomo sarebbe stato sbalzato fuori dal finestrino del tram e trasportato in ospedale in codice rosso. Si tratta di un 56enne senegalese in Italia da circa trent’anni, che frequentava con regolarità il centro diurno di piazza XXV Aprile, gestito dai padri Somaschi, e utilizzava spesso il tram numero 9.

La confusione iniziale sull’identità delle persone coinvolte viene spiegata, in contesti di maxi emergenza, con la difficoltà di incrociare immediatamente dati certi, soprattutto quando alcune persone non hanno con sé documenti o quando vengono trasportate in ospedali diversi in tempi molto rapidi.

L’altra vittima e i feriti: il quadro umano della tragedia

Oltre a Johnson Lucky Okon, l’altra persona deceduta è Ferdinando Favia, morto a seguito dell’impatto. L’uomo viaggiava insieme alla compagna Flores Calderon, che è rimasta gravemente ferita ma sarebbe stata dimessa domenica dopo le cure in ospedale. Secondo le informazioni disponibili, la coppia stava insieme da 25 anni e aveva programmato di sposarsi.

Il racconto dei momenti successivi al deragliamento restituisce un quadro di forte tensione: passeggeri in stato di shock, richieste di aiuto, feriti assistiti sul posto prima del trasferimento nelle strutture sanitarie. In questi casi, la gestione dell’emergenza richiede un coordinamento serrato tra centrale operativa, personale sanitario, forze dell’ordine e vigili del fuoco, con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’area e garantire cure immediate.

La presenza di persone in condizioni critiche, unita alle due vittime, ha reso l’episodio uno dei più gravi registrati recentemente nel trasporto pubblico urbano milanese, con ripercussioni immediate anche sulla circolazione e sul servizio delle linee interessate dalle attività di soccorso e dai rilievi.

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