Quarta Repubblica, l’intervento di Luca Fazzo sulle indagini
Durante la trasmissione è intervenuto anche Luca Fazzo, giornalista di Libero esperto di cronaca giudiziaria. Il cronista ha invitato a distinguere tra le criticità che possono essere contestate negli accertamenti e le ricostruzioni suggestive maturate a molti anni di distanza dai fatti. Secondo Fazzo, il caso Garlasco presenta aspetti anomali, ma non ogni elemento irrisolto può trasformarsi automaticamente in una prova o in una pista concreta.
“Della vostra teoria della moviola e cioè che, se esaminiamo tutti i casi di omicidio, troviamo altrettante cose assurde io mi dissocio totalmente. Fortunatamente quello di Garlasco è un caso non unico, ma decisamente anomalo. Dopodiché, tra le tante colpe delle indagini fatte con i piedi 20 anni fa, c’è anche quella di molte piste che, secondo me, non andavano da nessuna parte, come questa dei pantaloni (quelli ritrovati il 24 agosto 2007 in un sacco di plastica abbandonato in un canale tra Villanova d’Ardenghi e Zinasco, a pochi chilometri dalla villetta di Chiara Poggi, ndr) e che non sapremo mai”.
Le parole del giornalista hanno riportato l’attenzione proprio sugli oggetti rinvenuti nel canale. Il punto, nella ricostruzione proposta, non riguarda soltanto gli indumenti, ma anche le calzature che sarebbero state conservate nel sacchetto. La presenza di scarpe, tuttavia, non dimostra che siano state usate durante l’aggressione e non consente di ipotizzare, senza riscontri, il coinvolgimento di più persone.
Lo strano suicidio dell’agricoltore che aveva trovato i vestiti sporchi di rosso nel canale a Groppello Il commento di Luca Fazzo #Garlasco #quartarepubblica https://t.co/EPo3arcadM
— Quarta Repubblica (@QRepubblica) November 2, 2026
Le tre paia di scarpe e l’ipotesi mai dimostrata
Fazzo si è soffermato sul possibile peso che un eventuale collegamento tra quelle scarpe e il delitto avrebbe avuto nella lettura complessiva della vicenda. Si è trattato, però, di un ragionamento riferito alle conseguenze investigative di un’ipotesi e non dell’indicazione di un fatto accertato.
“In quel sacchetto lì – fa motare Fazzo – ci sono dentro tre paia di scarpe, pensiamo solo come ridisegnerebbe l’intera scena del delitto se quelle tre paia di scarpe corrispondessero a tre aggressori diversi. Io non ci credo, ma la verità non la sapremo mai per colpa delle indagini fatte con i piedi vent’anni fa”.
Lo stesso giornalista ha quindi precisato di non credere alla possibilità che le calzature appartenessero a tre aggressori diversi. Il riferimento è stato utilizzato per evidenziare come una verifica certa avrebbe potuto chiarire o escludere scenari diversi, non per sostenere che tali scenari siano realmente avvenuti.
Un collegamento concreto tra le scarpe, gli indumenti e l’omicidio di Chiara Poggi non è stato dimostrato. Per questa ragione, il ritrovamento resta un episodio collaterale della lunga vicenda di Garlasco: un sacchetto abbandonato in un canale, alcune macchie rosse poi attribuite alla vernice e tre paia di scarpe, senza elementi definitivi che permettano di inserirli nella ricostruzione del delitto.
Il caso Garlasco e gli accertamenti rimasti senza risposte
Il confronto televisivo ha riportato al centro uno dei molti aspetti discussi negli anni attorno al caso. Da una parte resta la necessità di distinguere gli elementi verificati dalle ipotesi; dall’altra, il trascorrere del tempo rende più difficile ottenere chiarimenti definitivi su accertamenti e piste che non hanno prodotto risultati conclusivi.
Ad oggi, non è possibile stabilire un nesso tra il sacchetto ritrovato nella provincia di Pavia, la morte di Diego Portinari e l’omicidio di Chiara Poggi. La vicenda continua a suscitare interesse perché si colloca nei giorni immediatamente successivi al delitto, ma gli elementi disponibili non autorizzano conclusioni diverse da quelle emerse nelle indagini e negli atti giudiziari.

