Garlasco, perché la traccia 64 torna sotto attenzione
Per comprendere il rilievo della traccia 64 occorre risalire al 13 agosto 2007, giorno dell’uccisione di Chiara Poggi. Nelle ore e nei giorni successivi, gli specialisti impegnati nelle indagini esaminarono l’abitazione della giovane alla ricerca di impronte, segni di effrazione e possibili tracce biologiche utili alla ricostruzione dei fatti.
Anche il soggiorno della villetta fu oggetto di accertamenti. Nella zona vicina al divano vennero rilevate tre piccole gocce di sangue sul pavimento, un elemento inserito nel quadro complessivo dei rilievi effettuati nell’abitazione. Nello stesso ambiente comparvero quattro paia di slip, poi menzionati nella relazione tecnica biologica del 15 novembre 2007.
Quei capi vennero indicati, appunto, con la denominazione di traccia 64. Il codice identifica il reperto nell’ambito della documentazione tecnica e non costituisce, di per sé, un’indicazione sulla sua rilevanza probatoria né sulla provenienza di eventuali tracce biologiche. Il valore dell’elemento dipende dagli esami svolti e dalla corretta ricostruzione delle circostanze di ritrovamento.
Secondo la relazione dell’allora capitano Alberto Marino, richiamata da Grimaldi, gli slip sarebbero stati rinvenuti sul divano, sotto un indumento rosso. Gli operatori li avrebbero fotografati nel corso del sopralluogo del 12 settembre 2007, oltre un mese dopo l’omicidio e dopo i primi interventi investigativi nell’immobile.
È proprio il confronto tra le descrizioni e le immagini disponibili a essere diventato oggetto di attenzione. La questione, in termini concreti, è stabilire se la posizione degli indumenti sia rimasta la stessa nelle varie fasi documentate, oppure se vi siano spiegazioni operative per eventuali differenze tra fotografie, verbali e repertazioni.

Il sacchetto rosso e la ricostruzione della posizione degli indumenti
Le ricostruzioni diffuse nel 2025 hanno posto l’accento su un dettaglio ulteriore: i quattro slip sarebbero stati raccolti e conservati in un sacchetto rosso di H&M, con la scritta “saldi”, collocato sul divano della villetta. Questo particolare è al centro degli interrogativi sollevati sulla sequenza dei passaggi che hanno interessato il reperto.
Se gli indumenti fossero stati inizialmente nel sacchetto, sarebbe necessario individuare, sulla base degli atti, quando vennero estratti, da chi e per quale ragione furono eventualmente disposti sul divano. Al momento, tuttavia, non emerge un elemento documentale che permetta di considerare questa domanda come prova di una manipolazione della scena del crimine.
La cautela è essenziale anche perché un sopralluogo può comportare operazioni di osservazione, catalogazione, fotografia e raccolta condotte da personale diverso e in momenti differenti. Per stabilire se esista una reale incongruenza, occorrerebbe ricostruire in modo puntuale la sequenza dei verbali, delle immagini e delle annotazioni tecniche disponibili.
Gli indumenti descritti erano quattro, di colore bianco, nero, rosso e giallo o verde chiaro. Dalle immagini e dalle ricostruzioni circolate nel dibattito pubblico, modelli e taglie non sembrerebbero perfettamente sovrapponibili. Questo dato ha aperto la questione relativa alla loro effettiva appartenenza.
Il solo esame visivo non consente però di attribuire con certezza un indumento a una persona. Taglie e vestibilità possono variare da produttore a produttore, mentre la presenza di capi diversi in un’abitazione non permette automaticamente di formulare conclusioni sulla loro provenienza. Secondo la maggior parte degli esperti citati nelle ricostruzioni, gli slip sarebbero comunque appartenuti a Chiara Poggi.


Gli accertamenti sugli slip e l’ipotesi di nuove analisi
Sui quattro slip sarebbe stato effettuato all’epoca il test Psa, utilizzato per la ricerca di tracce riconducibili al liquido seminale. L’esito riportato è negativo. Tale risultato delimita l’accertamento eseguito allora, ma non equivale a un’analisi genetica completa su ogni possibile residuo biologico presente sui tessuti.
La documentazione del 2025 citata da Grimaldi indica che i reperti sarebbero ancora disponibili. Qualora questa circostanza venisse confermata nell’ambito degli atti e delle procedure competenti, gli indumenti potrebbero essere sottoposti a nuovi accertamenti genetici, con metodologie più avanzate rispetto a quelle utilizzate nel 2007.
La possibilità teorica di ulteriori esami non significa che sia stato individuato il Dna dell’assassino, né consente di anticipare l’esito di eventuali analisi. Significa soltanto che un reperto conservato può, in presenza dei presupposti investigativi e giudiziari necessari, essere riesaminato per verificare l’eventuale presenza di materiale biologico utile.
Un altro fronte riguarda la catena di custodia, cioè la tracciabilità del reperto dal rinvenimento alla conservazione. Grimaldi ha parlato di una “catena documentale” non lineare e ha segnalato una presunta anomalia nella numerazione di alcuni file fotografici. Anche questo aspetto, se confermato, richiederebbe approfondimenti tecnici specifici.
Un’irregolarità o un’apparente discontinuità nei documenti non dimostra automaticamente che un oggetto sia stato spostato in modo improprio, alterato o sottratto ai protocolli. La verifica dovrebbe concentrarsi sulla corrispondenza tra gli atti, sui dati delle fotografie, sui verbali di repertamento e sulla collocazione effettiva dei reperti nei depositi giudiziari.
Il punto aperto nel caso Garlasco
Nella sua analisi, Grimaldi ha inoltre collegato i quattro colori a una lettura simbolica ispirata alle fasi della Grande Opera alchemica: nigredo, albedo, citrinitas e rubedo. Il ragionamento è stato accostato a immagini di testi e iconografia alchemica presenti nella copia forense della chiavetta Usb di Chiara Poggi e a una possibile pista occultistica.
Si tratta però di un’interpretazione, non di un collegamento investigativo dimostrato. Nella valutazione degli elementi del delitto di Garlasco, il piano simbolico deve restare distinto da quello documentale, fondato su rilievi, esami tecnici, testimonianze e atti formalmente acquisiti.
Il nodo principale resta quindi circoscritto e verificabile: chiarire dove si trovassero i quattro slip nelle differenti fasi dei sopralluoghi, accertare se le descrizioni disponibili siano compatibili tra loro e stabilire, per quanto possibile, a chi appartenessero. Eventuali nuove analisi potrebbero aggiungere dati oggettivi a una vicenda che continua a essere riletta alla luce degli atti.
Nel caso Garlasco, la traccia 64 non offre al momento una risposta definitiva. Resta un reperto sul quale convergono domande relative alla posizione iniziale, alla documentazione e alla conservazione: questioni che potranno essere chiarite soltanto attraverso accertamenti fondati su elementi verificabili.