
La capitale del Venezuela, Caracas, è stata scossa nella notte da una serie di esplosioni che hanno provocato incendi, panico tra la popolazione e un immediato innalzamento della tensione a livello internazionale. Secondo le prime informazioni e le comunicazioni ufficiali diffuse dalle autorità locali, alcuni obiettivi strategici e installazioni militari nella zona urbana sarebbero stati colpiti da un’azione definita come «aggressione militare». L’episodio si inserisce in un contesto regionale già fragile e rischia di aprire una nuova fase di crisi nel 2026.


Trump ha attaccato! Il mondo trema
I primi boati sono stati registrati intorno alle 2:00 del mattino ora locale (le 7:00 in Italia), quando il fragore delle deflagrazioni ha interrotto il silenzio notturno in diversi quartieri della metropoli. Subito dopo, alte colonne di fumo si sono levate in più punti della città, mentre squadre di soccorritori e forze di sicurezza hanno iniziato a muoversi verso le aree colpite. Numerose testimonianze riportano scene di forte agitazione, con residenti che sono scesi in strada per cercare riparo o mettersi in contatto con i propri familiari. Le autorità venezuelane parlano di attacco esterno contro la capitale e riferiscono che almeno due aree di particolare importanza militare sono state interessate dalle esplosioni: la zona di Fort Tiuna, a ovest della città, e i dintorni della base aerea di La Carlota. In entrambe le aree sarebbero in corso operazioni di spegnimento degli incendi e verifiche strutturali sugli edifici danneggiati. I servizi di emergenza hanno attivato i protocolli di risposta a scenario di crisi, con ospedali e centri di coordinamento che operano in modalità straordinaria.
In un simile quadro di tensione, il governo venezuelano ha lanciato un appello immediato alla comunità internazionale, chiedendo l’intervento delle principali istituzioni multilaterali e la convocazione urgente di riunioni dedicate alla sicurezza regionale. La richiesta è rivolta in particolare agli organismi delle Nazioni Unite, con la sollecitazione a prendere in esame la situazione di Caracas alla luce delle accuse di un attacco deliberato contro un Paese sovrano. Le prossime ore sono considerate decisive per comprendere la portata effettiva dei danni e le possibili ripercussioni diplomatiche.

La leadership politica di Caracas considera quanto avvenuto come un atto ostile
Secondo quanto riferito dai canali istituzionali venezuelani, la leadership politica di Caracas considera quanto avvenuto come un atto ostile capace di minare la stabilità interna del Paese e l’equilibrio dell’intera area sudamericana. Lo stato di emergenza consente alle autorità di adottare provvedimenti straordinari, come la limitazione temporanea della circolazione in alcune zone, l’eventuale interruzione di servizi non essenziali e la mobilitazione delle risorse strategiche per prevenire ulteriori danni. Contestualmente, Maduro ha rivolto un appello alla popolazione nazionale, chiedendo la «mobilitazione» dei cittadini. Il richiamo è finalizzato, secondo le informazioni diffuse, a rafforzare il fronte interno, garantire collaborazione con le forze di sicurezza e mantenere un alto livello di vigilanza rispetto a possibili nuovi episodi critici. Non sono ancora disponibili dati chiari e definitivi su eventuali vittime o sul numero complessivo di feriti, ma i soccorsi continuano a operare nelle aree interessate dalle esplosioni.
Al momento, non risultano dichiarazioni ufficiali da parte di Washington in merito alle accuse avanzate dal governo venezuelano. Le prossime ore potrebbero portare chiarimenti sulle posizioni degli attori internazionali coinvolti e sulla lettura che le diverse cancellerie daranno degli eventi avvenuti a Caracas. Gli osservatori sottolineano che l’episodio contribuisce ad accrescere un clima di tensione diplomatica già esistente tra il Venezuela e diversi Paesi occidentali.
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