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Trump, la notizia pessima alla fine è arrivata! Cosa gli succede

I midterm all’orizzonte e la scelta del tour permanente

Su questo scenario di malcontento si innesta il calendario politico interno. I più recenti sondaggi condotti da Cnn/Ssrs indicano che circa il 58 per cento degli americani valuta il primo anno del secondo mandato di Donald Trump come un fallimento. Altre analisi, come quelle elaborate da Nate Silver sulla base di un’ampia media di rilevazioni, mostrano un calo dell’approvazione dal 51,6 per cento al 41,9 per cento nel giro di meno di dodici mesi, mentre la disapprovazione sarebbe salita dal 40 al 55 per cento nello stesso periodo. In quasi tutti gli istituti di ricerca interpellati emerge un saldo negativo tra giudizi favorevoli e contrari, segno di una tendenza ormai consolidata. Per il Partito democratico questa situazione rende il quadro dei prossimi midterm meno sfavorevole di quanto apparisse all’indomani delle presidenziali del 2024, quando la coalizione trumpiana sembrava godere di un vantaggio strutturale nei collegi chiave. L’elettore medio, come sottolineano molti analisti politici, tende a giudicare un’amministrazione soprattutto sulla base dei risultati economici e delle condizioni materiali, più che sulla forza comunicativa o sull’efficacia della retorica.

Di fronte a questi numeri, la Casa Bianca ha scelto di puntare su una strategia definita da diversi osservatori come “tour permanente”: una serie di comizi in tutti gli Stati cruciali, una presenza intensiva nei palinsesti televisivi e un utilizzo costante dei social media per rilanciare il messaggio della “Golden Age” e ribadire le priorità della presidenza. L’obiettivo è quello di consolidare il sostegno della base repubblicana più fedele e, allo stesso tempo, cercare di recuperare parte dell’elettorato indipendente. Questa impostazione comunicativa presenta tuttavia alcuni rischi. Se la narrazione proposta dall’amministrazione non riesce a collegarsi in modo credibile alle condizioni di vita reali della popolazione, il divario tra discorso pubblico e quotidianità può accentuarsi. In tal caso, le promesse di prosperità, stabilità e sicurezza rischiano di non produrre l’effetto sperato, alimentando ulteriore sfiducia. L’America del 2026, secondo la fotografia offerta dai sondaggi e dagli studi di opinione, chiede in modo prioritario protezione sociale, stabilità economica e costi sostenibili per beni essenziali come casa, energia e sanità.

Prospettive politiche e nodi aperti per la presidenza Trump

La fase che conduce ai midterm si annuncia quindi come un passaggio decisivo per il futuro politico di Donald Trump e del Partito repubblicano. Da un lato, l’amministrazione punta a dimostrare che le proprie scelte in materia di dazi, immigrazione e politica energetica possano produrre benefici nel medio periodo. Dall’altro, la pressione dell’opinione pubblica per interventi immediati sul costo della vita rende necessario individuare misure più visibili sul breve termine, in grado di incidere su prezzi, salari e servizi essenziali. Nel dibattito interno al Congresso, repubblicani e democratici si confrontano su possibili correttivi alle riforme sanitarie e ai programmi di welfare colpiti dai tagli. Alcuni esponenti del Grand Old Party, soprattutto nei collegi più competitivi, hanno iniziato a chiedere un approccio più graduale su determinati dossier, per evitare ripercussioni elettorali nelle aree dove la marginalità economica è più elevata. Sul fronte opposto, i democratici insistono su proposte di rafforzamento della copertura sanitaria e di sostegno ai redditi medio-bassi, tentando di presentarsi come alternativa pragmatica sulle questioni sociali.

Resta aperto anche il capitolo della politica estera e della posizione degli Stati Uniti nello scenario globale. La linea dura su alleati e partner commerciali, unita alle ambizioni nell’Artico e alla centralità attribuita alla Groenlandia, continua a suscitare discussioni tra esperti e diplomatici. Mentre una parte dell’elettorato considera prioritario mantenere una forte proiezione internazionale, un’altra chiede che le risorse politiche ed economiche vengano concentrate anzitutto sulle esigenze interne.

In sintesi, il quadro che emerge è quello di una presidenza sotto pressione su più fronti: economico, sociale e geopolitico. I dati disponibili indicano che una quota significativa di cittadini, che in passato aveva guardato con favore alla promessa di rappresentare un Paese in crisi, oggi imputa proprio alle scelte del governo l’aggravarsi delle difficoltà quotidiane. Gli sviluppi dei prossimi mesi, tra decisioni legislative, evoluzione dei principali indicatori economici e andamento dei sondaggi, saranno determinanti per capire se la Casa Bianca riuscirà a recuperare parte della fiducia perduta o se il trend di disapprovazione resterà radicato fino al prossimo appuntamento elettorale.

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