Europa e pressione diplomatica: sostegno a Kiev e segnali dagli alleati
Il cambio di impostazione registrato durante il vertice viene letto anche alla luce dell’azione diplomatica europea. Negli ultimi anni Francia, Germania, Regno Unito e Italia hanno incrementato il sostegno a Kiev, intervenendo in un contesto di oscillazioni nella disponibilità americana.
Ad Evian, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riferito di un presidente americano più incline all’ascolto rispetto alle fasi precedenti. In ambito europeo, resta diffusa la valutazione secondo cui la Russia potrebbe andare incontro a un progressivo logoramento e che, di conseguenza, l’aumento della pressione economica e militare sul Cremlino rappresenti un passaggio rilevante.
Secondo le stesse fonti diplomatiche, tra i timori principali c’è l’ipotesi che Putin continui a puntare sul fattore tempo, aspettando un calo della coesione occidentale. Per questo motivo, le istituzioni europee e varie capitali insistono sulla continuità del supporto.
Sanzioni e petrolio russo: l’ipotesi di nuove misure
Uno dei punti centrali emersi al vertice riguarda la possibilità di misure più incisive sul petrolio russo. Trump ha fatto intendere che gli Stati Uniti potrebbero tornare a intervenire in modo più deciso sulle esportazioni energetiche della Russia, valutando nuove sanzioni.
Negli ultimi mesi, Washington aveva evitato iniziative particolarmente aggressive per limitare possibili ripercussioni sui mercati internazionali. Il quadro, tuttavia, viene considerato in evoluzione anche in relazione al contesto energetico globale: la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo l’accordo tra Stati Uniti e Iran, secondo le valutazioni riportate, avrebbe ridotto il rischio di shock improvvisi sui prezzi, offrendo margini più ampi di manovra.
In questo scenario, la Casa Bianca ritiene possibile utilizzare nuovamente lo strumento delle sanzioni senza innescare un aumento incontrollato del costo dell’energia. Un passaggio che a Mosca viene seguito con attenzione, perché legato direttamente alla sostenibilità economica dello sforzo bellico.
Il dialogo con il Cremlino resta aperto
Nonostante i segnali di riavvicinamento a Zelensky, Trump non ha indicato un’interruzione del canale diretto con il Cremlino. Il presidente americano ha confermato l’intenzione di parlare nuovamente con Putin nei prossimi giorni, continuando a presentare il rapporto personale con il leader russo come uno degli strumenti utili per arrivare a un cessate il fuoco e a un accordo.
Proprio questo elemento continua a rappresentare un punto sensibile per diversi Paesi europei, che temono un negoziato concentrato esclusivamente tra Washington e Mosca, con un ruolo ridotto per l’Europa. I tentativi diplomatici recenti di Francia, Germania e Regno Unito, secondo quanto riferito, non avrebbero ancora prodotto risultati concreti.
Il vertice di Evian non risolve dunque i nodi principali, ma registra un cambiamento di tono: rispetto ai mesi precedenti, Trump non descrive più la Russia come inevitabilmente destinata a prevalere, riconoscendo invece che Kiev mantiene margini di resistenza e capacità di continuare il conflitto.