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“Trump è narcisista: premi immaginari e deliri di grandeur”: tutti i dubbi (serissimi) sulla sua salute mentale

trump

La scena finale di Viale del tramonto è una delle più celebri della storia del cinema: Norma Desmond, interpretata da Gloria Swanson, scende lentamente le scale convinta che le cineprese siano tornate per lei. «Eccomi DeMille, sono pronta per il mio primo piano», dice, ormai immersa in una realtà parallela. Un’immagine che, per molti osservatori, torna alla mente davanti a quanto avvenuto pochi giorni fa alla Casa Bianca, quando Donald Trump ha accettato una medaglia del Nobel per la Pace come se fosse un riconoscimento ufficialmente destinato a lui.

Il “Nobel” immaginario e il culto dell’ego

La medaglia gli è stata consegnata da María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana premiata lo scorso dicembre. Formalmente nulla vieta di cedere o regalare una medaglia del Nobel: è già accaduto in passato. Ma ciò che colpisce, secondo molti analisti, è la potenza simbolica del gesto, vissuto da Trump come una consacrazione personale.

«Trump vive in un mondo di sua costruzione, che vuole identico al suo desiderio di onnipotenza e di godimento personale», ha spiegato la storica e psicoanalista francese Elisabeth Roudinesco. «Non scherza quando organizza una cerimonia per farsi consegnare un Nobel immaginario: ci crede davvero. Il suo è un delirio di grandeur fondato sul culto dell’ego». Un narcisismo che, secondo Roudinesco, diventa tanto più pericoloso quanto più l’entourage presidenziale si mostra disposto a sottomettersi.

La lettera alla Norvegia e la minaccia alla pace

A rafforzare i dubbi sullo stato mentale del presidente Usa è arrivata anche una lettera indirizzata al premier norvegese Jonas Gahr. In quel testo Trump lamenta di non aver ricevuto il Nobel per la Pace «per aver fermato più di otto guerre» e aggiunge che, proprio per questo, non si sente più «obbligato a pensare puramente alla pace». Un passaggio che ha sollevato interrogativi non solo politici, ma anche psicologici, per il tono e per la rappresentazione distorta della realtà.

Groenlandia, trattati ignorati e narrazione alternativa

Nello stesso solco si collocano le dichiarazioni sulla Groenlandia. Trump nega che la Danimarca abbia un diritto di sovranità sull’isola, sostenendo che non esistano documenti scritti, ma solo antichi approdi navali. Una ricostruzione che ignora, o cancella, il fatto che gli Stati Uniti hanno riconosciuto formalmente la sovranità danese in diversi trattati internazionali. È passato un anno dall’inizio del suo secondo mandato e il comportamento del presidente continua ad apparire erratico, confuso e imprevedibile.

Racconti impossibili e uscite pubbliche controverse

Gli episodi si accumulano. In estate Trump ha raccontato una storia rivelatasi impossibile: secondo lui, suo zio John Trump, professore al Mit, avrebbe avuto tra i suoi studenti Ted Kaczynski, l’Unabomber. Un dettaglio smentito dai fatti: John Trump è morto nel 1985, mentre l’Fbi identificò Kaczynski solo nel 1996.

Pochi giorni dopo, durante un vertice in Scozia, il presidente ha improvvisamente attaccato le pale eoliche, accusandole di «far impazzire le balene» e di uccidere «tutte le aquile testa bianca», simbolo degli Stati Uniti. In un’altra occasione, parlando agli alti gradi militari in Virginia, ha definito il vero nemico «interno» e si è lanciato in una lunga digressione sulle scale, criticando Joe Biden per le sue cadute e vantando la propria capacità di scenderle «molto piano».

Esami medici, insulti e mancate spiegazioni

A suscitare ulteriori perplessità è stata anche la vicenda della risonanza magnetica di cui Trump ha parlato a bordo dell’Air Force One. «Il dottore ha detto che nessun medico ha mai visto un risultato migliore», ha affermato, senza però chiarire né il motivo né la parte del corpo esaminata. Alla domanda diretta di un giornalista – «gliel’hanno fatta al cervello?» – la risposta è stata un insulto: «You’re a bad person».

Le valutazioni degli ex collaboratori e degli esperti

Secondo Robert Reich, già ministro del Lavoro sotto Bill Clinton, «se Trump prima era razionale, ora non lo è più». Reich cita, tra gli esempi, la reazione del presidente a un recente omicidio, attribuito da Trump a una presunta «ossessione rabbiosa» delle vittime nei suoi confronti.

Anche la sua stessa capa dello staff, Susie Wiles, ha parlato di una «personalità da alcolista», spiegando che Trump è convinto che «non ci sia assolutamente nulla che lui non possa fare».

Un allarme che viene da lontano

Le preoccupazioni non sono nuove. Già nel 2017 numerosi psichiatri americani avevano definito Trump un mix di tratti sociopatici, narcisistici e sadici, giudicandolo pericoloso e incapace di governare. Oggi, a distanza di anni, quelle valutazioni tornano al centro del dibattito, alimentate da comportamenti pubblici che sembrano confermare l’esistenza di una frattura sempre più evidente tra il presidente e la realtà.

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