
Dopo tre mesi di conflitto, Stati Uniti e Iran sarebbero ormai a un passo da un’intesa che potrebbe incidere sugli equilibri del Medio Oriente. Il testo finale non risulta ancora diffuso ufficialmente, ma nelle ultime ore sono circolate indicazioni su una bozza che includerebbe la fine delle ostilità, la riapertura dello Stretto di Hormuz, un alleggerimento delle sanzioni e lo sblocco di miliardi legati agli asset iraniani congelati. Restano tuttavia distanze sul capitolo più sensibile: il programma nucleare.

Stop alle ostilità e riapertura dello Stretto di Hormuz
In base a quanto trapelato dalle interlocuzioni, l’accordo punterebbe a una cessazione immediata e stabile dei combattimenti su tutti i fronti, con un riferimento che includerebbe anche il Libano. Tra gli impegni indicati, figurerebbe la linea statunitense di non interferenza negli affari interni della Repubblica Islamica e il rispetto della sua sovranità.
Uno dei passaggi centrali riguarderebbe la rimozione del blocco navale applicato ai porti iraniani: Washington, secondo la bozza, dovrebbe eliminare le restrizioni entro trenta giorni dalla firma e assicurare la libertà di navigazione delle imbarcazioni dirette verso l’Iran o in uscita dai suoi scali.
È inoltre previsto un graduale ritiro delle forze americane presenti nell’area attorno all’Iran e la riattivazione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, considerato un nodo strategico per i flussi energetici globali. La ripresa della navigazione viene indicata entro un mese, attraverso intese dirette con Teheran.

Il fattore Italia: energia e sicurezza nel Mediterraneo
Un eventuale accordo, pur maturando lontano dall’Europa, potrebbe produrre effetti immediati anche sull’Italia. La normalizzazione delle rotte mediorientali, da un lato, potrebbe contribuire ad attenuare la pressione sui prezzi dell’energia; dall’altro, secondo quanto viene evidenziato nelle ricostruzioni circolate, potrebbe incidere sulle dinamiche delle forniture e sugli equilibri legati ai contratti energetici più recenti.
Sullo sfondo resta anche il tema della sicurezza: il possibile disimpegno militare statunitense nell’area di Hormuz viene descritto come un elemento in grado di modificare gli assetti nel Mediterraneo allargato, con potenziali ricadute sulle missioni internazionali, tra cui la Unifil in Libano, e sui profili di tutela di interessi strategici e commerciali.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva