
Cambiare il calendario scolastico come leva per la destagionalizzazione del turismo. È l’ipotesi lanciata dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè al Forum internazionale del turismo di Milano, dove ha delineato una strategia per rendere l’Italia una destinazione fruibile 365 giorni l’anno, riducendo i picchi stagionali che oggi concentrano flussi e criticità in pochi periodi. Un’idea che, come la stessa ministra ha ammesso, è destinata a dividere.
Nel suo intervento, Santanchè ha indicato la necessità di superare l’attuale assetto delle vacanze scolastiche, considerate un limite strutturale per il turismo interno. «Vogliamo un’Italia vissuta 365 giorni l’anno, godendo del 100% del territorio e abbattendo i picchi che generano inefficienze e insostenibilità», ha affermato, richiamando i modelli europei in cui le pause scolastiche sono distribuite in modo più equilibrato lungo l’anno. Secondo la ministra, questa riorganizzazione favorirebbe una migliore distribuzione delle presenze e consentirebbe alle famiglie di viaggiare anche fuori dall’alta stagione.
Il confronto, ha spiegato Santanchè, è stato avviato con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ma allo stato attuale non esiste alcuna proposta concreta. Fonti vicine al Ministero dell’Istruzione e del Merito precisano che si tratta, per ora, di una riflessione politica e che eventuali ipotesi di revisione del calendario saranno valutate solo in un secondo momento.
Il tema si inserisce in un dibattito più ampio che intreccia scuola, famiglie e organizzazione del sistema educativo. Negli ultimi anni il governo ha puntato sul Piano Estate, avviato nel 2021 e rifinanziato successivamente, per offrire attività educative nei mesi estivi. Nel 2024 ha coinvolto circa 700mila studenti, ma la sua applicazione è rimasta disomogenea, legata all’adesione volontaria delle scuole e alla disponibilità di docenti e personale.
Le parole della ministra hanno riacceso anche il confronto politico. Le opposizioni chiedono che qualsiasi revisione tenga conto delle condizioni strutturali degli edifici scolastici, della necessità di risorse per la riqualificazione e dell’installazione di impianti di climatizzazione dove servono. Tra sostenitori e critici, l’idea di intervenire sul calendario scolastico continua a rappresentare uno dei nodi più sensibili nel rapporto tra politiche educative e sviluppo turistico.