Il ruolo della Russia: scorta militare e messaggio politico
La risposta di Mosca non si è fatta attendere. La Russia ha schierato unità della propria Marina per scortare la petroliera inseguita dagli Stati Uniti, una mossa che rappresenta molto più di una semplice operazione di protezione navale. Nelle fasi più delicate dell’inseguimento, navi militari russe e persino un sottomarino si trovavano nelle vicinanze della Marinera, segnalando chiaramente la volontà del Cremlino di non restare a guardare.
Secondo le ricostruzioni, al momento dell’intervento la petroliera non trasportava carico, ma il suo valore simbolico e strategico resta elevatissimo. La presenza russa in quell’area dell’Atlantico viene letta come un avvertimento diretto a Washington e come una presa di posizione netta a difesa degli interessi venezuelani.

Cambi di rotta, tentativi di abbordaggio e sequestro finale
La Marinera aveva già attirato l’attenzione delle autorità statunitensi nei mesi precedenti, quando un primo tentativo di abbordaggio era fallito. In quell’occasione la nave aveva cambiato improvvisamente rotta, modificando anche il proprio nome e la bandiera di registrazione, nel tentativo di sfuggire ai controlli.
Di fronte a questa strategia elusiva, Washington ha scelto una linea più dura, pianificando il sequestro della nave come alternativa a un’azione militare più drastica. Una decisione che ha evitato un’escalation immediata ma che ha comunque acceso un confronto diretto con la Russia sul controllo delle rotte energetiche.
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Un precedente che pesa sugli equilibri internazionali
L’operazione sulla Marinera non è un caso isolato. Solo nelle settimane precedenti, forze statunitensi avevano già sequestrato un’altra grande petroliera partita da un porto venezuelano, rafforzando l’idea di una strategia sistematica di pressione marittima.
In questo contesto, la mossa di Putin assume un significato preciso: mostrare che la Russia è pronta a intervenire per difendere asset considerati sensibili, anche lontano dalle proprie acque territoriali. Un segnale che trasforma una crisi regionale in un banco di prova per i nuovi equilibri tra le grandi potenze.