
Durante il Mondiale 2026, un episodio avvenuto nella partita tra Germania e Curaçao ha generato un caso internazionale. Le immagini televisive hanno ripreso l’arbitro australiano Shaun Evans mentre, nel corso di un collegamento con la sala Var, teneva la mano in una posizione interpretata da alcuni come riconducibile a simbologie usate da gruppi suprematisti bianchi. La Fifa ha confermato di essere a conoscenza dell’accaduto e ha avviato verifiche interne.
L’episodio si inserisce in un contesto già oggetto di discussione per il nuovo formato della competizione, ampliata a 48 squadre e 104 partite, e ospitata in tre Paesi: Stati Uniti, Canada e Messico.


Mondiale 2026 negli Stati Uniti: il caso durante Germania-Curaçao
La gara tra Germania e Curaçao si è chiusa con un risultato ampio, 7-1 per i tedeschi. Al di là dell’esito sportivo, l’attenzione si è concentrata su quanto ripreso dalle telecamere durante un passaggio di comunicazioni con la sala Var.
Nelle immagini diffuse, l’arbitro australiano Shaun Evans appare con una mano in una posizione che alcuni utenti e osservatori hanno associato a simboli utilizzati da ambienti suprematisti bianchi. In poche ore, il video è stato rilanciato sui social e commentato anche da organizzazioni impegnate nel contrasto alla discriminazione.
Il gesto contestato: il segno “Ok” e l’associazione al “White Power”
Il gesto al centro delle contestazioni consiste nell’unione tra pollice e indice a formare un cerchio, con le altre tre dita distese. Si tratta comunemente del segno “Ok”.
Negli ultimi anni, tuttavia, la stessa configurazione della mano è stata collegata da alcuni movimenti dell’estrema destra al concetto di “White Power”. Secondo l’interpretazione riportata nel dibattito pubblico, le tre dita distese richiamerebbero la lettera W, mentre il cerchio formato da pollice e indice verrebbe associato alla lettera P.
La simbologia è stata citata più volte in ambito mediatico dopo che il terrorista australiano Brenton Tarrant mostrò quel gesto durante un’udienza nel 2019, in seguito all’attacco alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda.
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