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“Verso Forza Italia”. Cambio clamoroso nella politica italiana, le mosse dell’ex Pd

Luigi Marattin e Andrea Marcucci, scontro sul futuro del partito

La linea favorevole a un confronto più ampio è guidata da Luigi Marattin, fondatore e segretario del partito, già esponente del Pd e poi di Italia Viva. Negli ultimi mesi Marattin si è avvicinato a Forza Italia e ritiene possibile un accordo elettorale nell’area di centrodestra, senza rinunciare alla riconoscibilità del proprio soggetto politico.

Di segno diverso è la posizione del presidente Andrea Marcucci, anche lui con un passato nel Pd. Marcucci punta a mantenere il partito equidistante dalle due coalizioni e guarda a un possibile asse con Carlo Calenda e Pina Picierno. La contrapposizione tra le due impostazioni, secondo quanto emerso, potrebbe ora approdare a un’assemblea nazionale, chiamata a chiarire se esistano ancora le condizioni per una sintesi.

Marattin difende la maggioranza: i quattro punti liberali

Dopo il voto della direzione, Marattin è intervenuto sui social per rivendicare il risultato e precisare il perimetro della proposta approvata. Il segretario ha spiegato che la relazione approvata “attesta la necessità di avviare interlocuzioni con tutte le forze politiche – non solo del centro – sulla base della tutela dell’autonomia del partito e di una chiara identità politico-culturale di stampo liberale, che si sostanzia nei 4 punti che abbiamo più volte spiegato e richiamato”.

Marattin ha poi indicato le priorità programmatiche della formazione: “l’esigenza che lo Stato faccia meno e meglio”, “politiche di liberalizzazione”, “costruzione di centrali nucleari” e “una riforma della scuola” fondata sul merito. Per il segretario, quindi, il dialogo con altri partiti non comporterebbe automaticamente una rinuncia alla piattaforma liberale del movimento.

Il leader del Partito Liberaldemocratico ha inoltre ricordato che il tema delle alleanze era stato affrontato in precedenza dalla segreteria nazionale, allargata ai responsabili locali. In quell’occasioni, secondo quanto riferito dal segretario, “tre quarti dei segretari regionali (14 su 18 esistenti) e due terzi dei segretari provinciali (48 su 75)” avevano espresso il proprio sostegno “alla linea della segreteria nazionale”. Numeri che Marattin richiama per sostenere l’esistenza di un consenso significativo sulla strategia proposta.

Crisi +Europa, il congresso finisce davanti ai giudici

Il quadro delle tensioni nell’area riformista coinvolge anche +Europa. Qui il confronto oppone, da una parte, Riccardo Magi, contrario alla confluenza in Casa Riformista e più interessato a un dialogo con Progetto Civico; dall’altra, Benedetto Della Vedova, che considera invece un’aggregazione più ampia la strada per aumentare il peso delle sigle centriste.

Per Della Vedova, Casa Riformista di Matteo Renzi rappresenterebbe il soggetto più strutturato con cui avviare un percorso comune. Magi e i suoi sostenitori contestano invece la legittimità del congresso previsto per +Europa e hanno presentato un ricorso per chiederne l’annullamento. La vicenda giudiziaria resta aperta e potrebbe incidere ulteriormente sui rapporti tra le componenti del partito.

Radicali Italiani, le dimissioni di Filippo Blengino

Le frizioni attorno a +Europa hanno coinvolto anche Radicali Italiani. Nei giorni scorsi Filippo Blengino ha lasciato l’incarico di segretario, rivolgendosi con toni duri al presidente Matteo Hallissey, che guida contemporaneamente anche +Europa. Blengino ha definito le dimissioni “È una scelta profondamente dolorosa”, maturata, secondo quanto ha scritto, “di fronte a una degenerazione politica e a gravi irregolarità che impediscono la tenuta di un congresso regolare”.

L’ex segretario ha accusato Hallissey di aver imposto “una concezione proprietaria del partito”, in cui “la fedeltà personale prevale sulle competenze e gli organi statutari sono ridotti a strumenti di ratifica di decisioni assunte altrove”. Blengino ha poi sostenuto che il presidente intenderebbe “trasformare Radicali Italiani in uno strumento di guerra interna a +Europa, al servizio di ambizioni personali che nulla hanno a che vedere con le nostre battaglie”. Le dichiarazioni rendono evidente un conflitto che non riguarda più soltanto le alleanze, ma anche il funzionamento degli organismi interni.

Alessandro Onorato e il nodo Campidoglio

Un ulteriore fronte riguarda Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico e assessore ai Grandi Eventi del Comune di Roma. In questo caso non si parla di una frattura interna a un partito, ma di possibili tensioni nei rapporti con il Campidoglio. Secondo indiscrezioni, il sindaco Roberto Gualtieri potrebbe chiedere a Onorato di lasciare l’incarico qualora decidesse di candidarsi alle primarie del centrosinistra.

La questione sarebbe legata anche agli equilibri della coalizione, poiché Onorato viene considerato vicino a Giuseppe Conte e al Movimento 5 Stelle. L’assessore ha però respinto le ricostruzioni, dichiarando: “Non è vero, ho un rapporto straordinario con Gualtieri”. Ha aggiunto “non mi risulta” e “nessuno me lo ha mai chiesto”, escludendo di aver ricevuto richieste di lasciare la giunta.

Alleanze e scissioni, gli scenari nell’area centrista

Dal Campidoglio non è arrivata, almeno finora, una smentita ufficiale sulle indiscrezioni relative a una possibile richiesta di dimissioni. Resta quindi da chiarire se la vicenda possa trasformarsi in un nuovo elemento di tensione nel campo del centrosinistra.

Tra maggioranze ristrette, ricorsi, dirigenti dimissionari e alleanze ancora da definire, l’area liberale e riformista attraversa una fase di marcata instabilità. Gli appelli all’unità restano sul tavolo, ma le prossime assemblee e i prossimi congressi diranno se le diverse forze riusciranno a costruire un’intesa oppure se prevarranno nuove divisioni.

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