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Vesuvio, arriva l’annuncio tremendo: “Guardate le foto, è chiarissimo”

Le immagini mostrano il cambiamento nella Valle dell’Inferno

Il confronto fotografico rappresenta la testimonianza più immediata del crollo. In uno scatto realizzato nella primavera precedente, il caratteristico vuoto nella roccia risulta ancora ben visibile, incorniciato dalle superfici scure e irregolari del versante vesuviano.

Nella fotografia scattata da Miranda il 17 agosto, invece, quella stessa porzione appare modificata. Il cedimento ha eliminato l’apertura naturale e ha alterato il profilo della parete, cancellando un elemento che contribuiva a rendere immediatamente riconoscibile il paesaggio della Valle dell’Inferno.

«Il lento e inesorabile degrado degli aspetti geologici più fragili ed esposti della “Montagna dormiente” ha fatto il suo corso naturale. Quell’occhio fisso su chi percorreva la sentieristica che attraversa l’austerità del contesto naturalistico della Valle dell’Inferno ci mancherà», ha scritto Marasco pubblicando le immagini.

Non risultano elementi che riconducano il crollo a un singolo evento eccezionale. Secondo quanto emerge dalla ricostruzione, il distacco sarebbe piuttosto l’esito finale di un processo lento, legato alla progressiva fragilità di una formazione geologica esposta agli agenti esterni.

Perché l’Occhio del Diavolo è crollato

Le rocce del Vesuvio, come quelle di molti ambienti vulcanici, sono sottoposte nel tempo a trasformazioni continue. L’azione dell’acqua piovana, del vento e delle variazioni di temperatura può agire sulle fratture già presenti, favorendo il distacco delle parti più vulnerabili.

Le escursioni termiche, cioè l’alternanza tra caldo e freddo, contribuiscono a sollecitare i materiali rocciosi. A questo si aggiungono l’umidità, il dilavamento causato dalle precipitazioni e l’erosione che, con tempi molto lunghi, modificano le superfici esposte.

Nel caso dell’Occhio del Diavolo, la presenza del foro naturale rendeva la struttura particolarmente delicata. La roccia attorno all’apertura, già modellata nel corso degli anni, avrebbe perso gradualmente resistenza fino al cedimento della sezione più fragile.

Si tratta quindi di una trasformazione naturale del territorio, non di un cambiamento improvviso privo di segnali geologici. La forma che per anni ha caratterizzato il sentiero non esiste più, ma il fenomeno conferma il carattere mutevole di un’area dove il paesaggio continua a essere modellato dal tempo.

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