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“Vinceremo!”. Clamoroso Matteo Renzi: parole che spiazzano tutti

Le tensioni nella maggioranza e la “coperta corta” di Meloni

Interpellato sull’ipotesi che il fenomeno Vannacci possa limitarsi a una fiammata dell’ultradestra, Renzi propone una lettura diversa, centrata sui possibili effetti di medio periodo. «Meloni proverà a tenerlo in coalizione, contro Salvini e Tajani, ma non è detto che ci riesca». La citazione fotografa, nella sua interpretazione, un equilibrio delicato tra le esigenze di tenuta interna e la necessità di non perdere consenso verso aree più radicali o, al contrario, verso segmenti più moderati.

Renzi descrive la posizione della presidente del Consiglio come un esercizio complesso, segnato dal rischio di perdere consensi sia a destra sia nell’area moderata. È in questo passaggio che utilizza l’immagine della “coperta corta”, indicando un margine di manovra ristretto e tensioni interne potenzialmente crescenti

Carlo Calenda e Matteo Renzi in un'immagine di archivio

Il centro, Calenda e i limiti del riequilibrio politico

Nel ragionamento di Renzi entra anche il capitolo centrista, con un passaggio dedicato a Carlo Calenda. Renzi esclude che Calenda possa diventare l’elemento in grado di compensare un eventuale indebolimento della Lega nel perimetro della maggioranza. «Se Calenda va a destra perde pezzi».

Secondo Renzi, questa instabilità renderebbe Calenda un alleato poco affidabile per la premier, che preferirebbe evitare ulteriori variabili in una maggioranza già fragile.

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Campo largo, Schlein, Conte e la strategia per “vincere”

Guardando alle opposizioni, Renzi riferisce di un confronto con Elly Schlein sul Campo largo e sulla necessità di un’agenda ristretta e condivisa. Tra le priorità indicate figurano il lavoro, la sanità, le tasse e la sicurezza. «Se su questo siamo uniti, vinciamo».
Nel finale, Renzi chiarisce la sua posizione su Giuseppe Conte, respingendo l’idea di incontri riservati, e richiama il tema del Quirinale e dell’orizzonte 2029, indicando come obiettivo un presidente della Repubblica «galantuomo come Sergio Mattarella, non un sovranista».

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