Formazione dei funzionari consolari e regola della public charge
La notizia è stata anticipata dal Financial Times. Secondo quanto comunicato dal Dipartimento di Stato, è iniziata nel corso del mese una formazione su scala globale per fare in modo che gli addetti consolari possano esaminare ogni domanda in modo completo e con criteri omogenei.
Il punto centrale dell’iniziativa è l’applicazione della normativa sulla public charge. Le regole statunitensi permettono di negare l’ammissione a uno straniero se il funzionario ritiene che possa diventare in futuro un «onere pubblico».
La valutazione viene svolta caso per caso e può comprendere vari aspetti della situazione personale del richiedente: l’età, le condizioni di salute, la composizione familiare, le risorse economiche disponibili, il livello di istruzione e le competenze lavorative. La formazione dovrebbe concentrarsi proprio sulle modalità di analisi di questi elementi.
Colloqui rinviati nelle ambasciate e nei consolati Usa
Le conseguenze della sospensione sono già emerse in diversi Paesi. Alcuni richiedenti con un colloquio programmato presso ambasciate e consolati degli Stati Uniti hanno ricevuto comunicazioni di rinvio dell’appuntamento.
La domanda non deve essere interpretata come respinta in automatico. La situazione riguarda, in questa fase, la riprogrammazione dei colloqui e il conseguente allungamento dell’iter. Resta però senza una data generale il ritorno alla piena operatività delle procedure per i visti di immigrazione.
Trump e l’immigrazione: il contesto della nuova misura
La sospensione si inserisce nel più ampio indirizzo dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione. Il contrasto agli ingressi irregolari è stato uno dei temi centrali della presidenza, accompagnato da controlli più rigidi sull’immigrazione legale, sui visti e sulle green card.
Il nuovo intervento arriva pochi giorni dopo un importante passaggio giudiziario. La giudice federale di New York Jeannette Vargas ha annullato la precedente politica che aveva fermato il rilascio dei visti di immigrazione ai cittadini di 75 Paesi, fra cui Iran, Afghanistan e Somalia.
Secondo la giudice, quella misura superava i poteri attribuiti al Dipartimento di Stato, perché faceva dipendere l’accesso dal Paese d’origine anziché dalla valutazione individuale affidata ai funzionari consolari. L’attuale sospensione presenta una struttura differente: non è rivolta a specifiche nazionalità, ma interessa l’intera rete consolare mentre è in corso la formazione del personale.
Visti Usa e italiani: cosa fare in caso di domanda in corso
Anche gli italiani che hanno avviato una procedura per un visto di immigrazione possono subire ritardi. Se il colloquio viene rinviato, non sarà possibile completare l’iter per l’ingresso permanente negli Stati Uniti fino alla nuova convocazione e alla chiusura delle verifiche previste.
La distinzione decisiva resta quella tra visto di immigrazione e visto non immigrante. Il primo è destinato a chi punta a trasferirsi stabilmente negli Usa; il secondo riguarda invece soggiorni temporanei, come viaggi di turismo, programmi di studio o determinate attività lavorative.
Chi ha ricevuto un avviso di rinvio dovrà monitorare con attenzione le comunicazioni della sede diplomatica competente e gli aggiornamenti diffusi dalle autorità statunitensi. Prima di sostenere spese o organizzare viaggi legati a un appuntamento consolare, sarà necessario verificare che la convocazione sia confermata. Al momento, la durata della sospensione resta incerta.