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“Voleva proteggerli!”, la scoperta atroce sulla mamma che si è gettata

“Suicidi allargati” e omicidio-suicidio in chiave psicopatologica

Lo psichiatra descrive alcuni scenari estremi come “suicidi allargati” o omicidi-suicidi a matrice psicopatologica, nei quali il gesto viene vissuto, dalla persona, come una forma distorta di protezione. In questa condizione, la madre può arrivare a convincersi di agire per sottrarre i figli a una sofferenza percepita come inevitabile o insostenibile.

Nell’interpretazione clinica riportata, la spinta protettiva non verrebbe meno, ma risulterebbe compromessa e deformata da una sofferenza psichica intensa, in grado di alterare la capacità di distinguere tra cura e distruzione.

Perdita del contatto con la realtà: i segnali clinici indicati

Tra gli elementi centrali individuati dall’esperto viene citata la possibile perdita di contatto con la realtà emotiva e relazionale. Quando si sommano depressione severa, insonnia, angoscia, senso di colpa e possibili contenuti deliranti, può emergere una progressiva difficoltà nel percepire i figli come individui autonomi.

In questa condizione, la relazione madre-figlio può essere inglobata in una visione catastrofica, in cui il futuro viene percepito come annullato e ogni alternativa appare impraticabile. È in questo quadro che può verificarsi una frattura marcata del pensiero e della capacità di valutazione.

Immagine di contesto legata al tema della cronaca e della salute mentale

Differenza tra impulso e crisi depressiva grave

Lo specialista invita a distinguere questi casi dalle condotte violente riconducibili a dinamiche impulsive. A differenza di gesti legati a rabbia improvvisa, frustrazione o discontrollo, in tali episodi si parlerebbe di una possibile crisi depressiva grave, talvolta con componenti psicotiche, che maturerebbe all’interno di un processo progressivo.

Secondo la ricostruzione clinica, non si tratterebbe quindi di un atto istintivo nel senso comune del termine, ma di un deterioramento strutturato del funzionamento psichico che si sviluppa nel tempo e compromette la valutazione della realtà.

Prevenzione e supporto: monitoraggio della salute mentale dopo il parto

Sul piano della prevenzione, viene ribadita l’importanza di non considerare la maternità come una condizione di automatica stabilità psicologica. Il periodo successivo al parto, oltre agli aspetti fisici, richiede attenzione anche sul fronte mentale, con strumenti di sostegno accessibili e percorsi di monitoraggio.

Di Sciascio sottolinea la necessità di controlli sul benessere psicologico post partum, con attenzione a segnali come alterazioni dell’umore, disturbi del sonno, ansia e pensieri di morte. Viene inoltre richiamato il ruolo della famiglia e della rete di supporto, fondamentali nel riconoscere eventuali segnali di sofferenza senza minimizzarli.

Infine, viene ricordato che chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un passaggio di tutela per la madre e per i figli, nell’ottica di una prevenzione efficace dei casi più estremi.

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