
Il richiamo all’Operazione Midnight Hammer
Per rafforzare l’avvertimento, Trump ha fatto riferimento all’Operazione Midnight Hammer, descritta come un intervento che avrebbe inciso sulle infrastrutture e sulle capacità difensive iraniane nei mesi precedenti. Nel messaggio, il presidente ha attribuito a quel precedente il valore di prova della determinazione statunitense.
All’interno della comunicazione pubblicata, Trump ha formulato un’ulteriore minaccia esplicita, dichiarando: “Il prossimo attacco sarà peggiore”. La frase viene inserita nel contesto dell’ultimatum legato alla ripresa delle trattative e alla richiesta di un accordo sul nucleare.
La replica di Teheran all’ultimatum di Trump
Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiarito che l’Iran non ha cercato né richiesto negoziati con gli Stati Uniti e ha ribadito che non è possibile parlare di colloqui in un clima di minacce lanciato da Washington, in particolare dopo l’aumento della presenza militare americana nella regione. Ha detto che “fare diplomazia attraverso minacce militari non può essere efficace o utile” e che per avviare un dialogo costruttivo gli Stati Uniti dovrebbero abbandonare pressioni, richieste eccessive e un contesto intimidatorio.
Pressione diplomatica e rischio di escalation: la posizione degli Stati Uniti
Nel complesso, la linea espressa dal presidente statunitense punta a una soluzione rapida della crisi attraverso una combinazione di pressione negoziale e deterrenza militare. Il messaggio diffuso su Truth presenta la scelta come alternativa tra la firma di un nuovo accordo nucleare e l’eventualità di azioni militari ulteriori. La situazione resta legata alla risposta delle autorità iraniane e ai possibili sviluppi sul piano diplomatico e della sicurezza regionale.