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Youssef Siher, colpo di scena sulla moglie Sagia: la teoria della procura

Sagia Hammoud, Telegram e il ruolo contestato nei canali del movimento

L’eventuale responsabilità, tuttavia, dovrà essere accertata: la presenza di un’indagine a suo carico non equivale a una dichiarazione di colpevolezza.

Uno degli aspetti centrali dell’inchiesta riguarderebbe la gestione degli strumenti digitali. Come riporta Open, secondo gli accertamenti citati nell’articolo, Siher avrebbe utilizzato una rete composta da Telegram, WhatsApp e Instagram per diffondere comunicati e contenuti legati al Movimento 17 ottobre. La creazione dei canali risalirebbe al 18 ottobre, il giorno successivo agli scontri e ai saccheggi verificatisi a Milano.

Nelle chat sarebbero comparsi messaggi che, secondo l’accusa, avrebbero incoraggiato anche forme di protesta violenta. Tra le frasi riportate da Open figurerebbe: «Spaccare gli istituti bancari è giusto». Gli investigatori avrebbero inoltre trovato sul telefono del trentenne un documento PDF intitolato «Rivoluzione, istruzioni per l’uso», descritto come una guida per organizzare una mobilitazione collettiva di disobbedienza civile contro il governo guidato da Giorgia Meloni.

Sempre secondo la ricostruzione giornalistica, Siher avrebbe diffuso indicazioni pratiche sull’organizzazione delle proteste, compreso l’utilizzo di gruppi Signal per comunicare gli spostamenti delle forze dell’ordine. Per gli inquirenti, questi elementi potrebbero contribuire a delineare le finalità del progetto contestato. Resta però da stabilire quale sia stata l’effettiva portata delle attività attribuite all’indagato e se i contenuti pubblicati si siano tradotti nelle condotte ipotizzate dall’accusa.

La posizione della moglie si inserirebbe in questo quadro per il presunto ruolo nella gestione dei profili social. Open riferisce che anche Sagia Hammoud sarebbe stata amministratrice del canale Instagram del movimento. Il fatto che entrambi avessero, secondo gli investigatori, accesso alle piattaforme non chiarisce da solo quali contenuti siano stati materialmente elaborati o pubblicati da ciascuno, né quale fosse il contributo individuale della donna.

Open ricostruisce anche il profilo personale e professionale di Hammoud. La donna lavorerebbe come mediatrice interculturale per un’associazione di promozione sociale con sede principale a Como e una seconda sede a Milano. Farebbe inoltre parte dei Giovani Palestinesi di Milano e, nel gennaio 2025, avrebbe firmato insieme al marito un articolo dedicato alla morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel quartiere Corvetto nel 2024 durante un inseguimento dei carabinieri.

Nella propria presentazione professionale, Hammoud avrebbe descritto il valore attribuito al suo lavoro con queste parole: «Mi ha sempre permesso di contribuire in modo concreto, senza snaturarmi, alla definizione di una società che non lasci indietro nessun*, di poter dunque lavorare senza abbandonare i miei valori». Al momento, secondo quanto riportato da Open, non sarebbero arrivate dichiarazioni dall’associazione per cui lavora.

Un altro elemento della ricostruzione riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il Corriere della Sera, citato da Open, riferirebbe che Siher se ne sarebbe servito per ottenere informazioni sulle strategie rivoluzionarie e preparare comunicati relativi alle manifestazioni. Anche questo aspetto rientrerebbe nel quadro degli accertamenti sulle modalità con cui sarebbero stati organizzati i canali e diffusi i messaggi.

Youssef Siher, la tesi di laurea e il ricordo del professore

Accanto agli elementi dell’inchiesta, emerge il ricordo di Nicola Del Corno, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi di Milano e relatore della tesi triennale di Siher. Come riporta Open, il professore avrebbe descritto l’ex studente come una persona particolarmente preparata, con un interesse accademico rivolto all’islamismo politico.

«Era uno dei migliori del mio corso, lo frequentò assiduamente e sostenne brillantemente l’esame. Poi venne al ricevimento e mi chiese di poter fare la tesi sull’islamismo politico: un tema inusuale e interessante».

Il lavoro, secondo il docente, avrebbe avuto un’impostazione storica e politologica, concentrandosi sulla Sunna di Maometto e sul modo in cui le tradizioni relative alla condotta e alle parole del profeta sarebbero state recepite nelle istituzioni e nella politica degli Stati islamici. Del Corno avrebbe escluso che nella tesi fossero presenti elementi di apologia o radicalismo, precisando: «Un lavoro molto ben fatto, senza alcun tipo di radicalismo o apologia, che naturalmente non avrei accettato».

Il professore avrebbe inoltre ricordato di aver ricevuto da Siher, negli anni successivi alla laurea, una richiesta di referenze per partecipare a un bando di dottorato. Il docente avrebbe accettato di scrivere la lettera, raccontando di aver perso successivamente i contatti con l’ex studente.

Il suo giudizio sul percorso universitario, tuttavia, riguarda il periodo in cui lo aveva conosciuto e non consente di stabilire quale fosse la situazione personale o ideologica del trentenne negli anni successivi. Lo stesso Del Corno, secondo Open, avrebbe espresso l’auspicio che il suo ex studente non venisse giudicato colpevole prima dell’accertamento dei fatti.

È proprio su questa distinzione che si misura la complessità della vicenda: da una parte le ipotesi investigative sui messaggi e sull’organizzazione del Movimento 17 ottobre, dall’altra le testimonianze di chi avrebbe conosciuto Siher in un contesto completamente diverso. Le responsabilità contestate a lui e alla moglie Sagia Hammoud restano da accertare nelle sedi competenti.

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