“Se Zelensky è pronto venga a Mosca”, la replica del Cremlino
La Russia, come riferisce l’Agi, si sarebbe detta pronta ad assicurare al presidente ucraino Volodymyr Zelensky piena sicurezza e le condizioni operative necessarie qualora decidesse di recarsi a Mosca per un faccia a faccia con il presidente Vladimir Putin. A dichiararlo è stato il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, commentando l’apertura del leader di Kiev a un possibile incontro.
Ushakov ha spiegato che, se Zelensky dovesse essere realmente disponibile a un colloquio diretto, sarebbe accolto nella capitale russa. “E garantiremo la sua sicurezza e le necessarie condizioni di lavoro”, ha affermato il consigliere.
Attacchi con droni e vittime civili: il bilancio della notte
Parallelamente agli sviluppi diplomatici, la situazione sul terreno resta caratterizzata da nuovi attacchi. Nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 2026, la Russia ha lanciato un’offensiva con 146 droni. La difesa aerea ucraina ha riferito di averne neutralizzati 103.
Nell’oblast di Kiev, i raid hanno causato due morti civili nella comunità di Bilogorodska. A Kharkiv, un drone ha colpito un treno passeggeri con oltre 155 persone a bordo: il bilancio provvisorio riportato è di cinque vittime e diversi feriti. Le autorità hanno diffuso immagini dei vagoni in fiamme e dei danni subiti dal convoglio.
Reazioni da Mosca e posizione dell’Unione Europea
Dal lato russo, la portavoce Maria Zakharova ha respinto le aperture ucraine, sostenendo che Kiev starebbe ostacolando il percorso verso la pace attraverso quelli che ha definito attacchi terroristici contro la popolazione civile russa. Nella versione di Mosca, le mosse del presidente Zelensky risponderebbero a esigenze di natura politica.
In ambito europeo, l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas è intervenuta durante la conferenza dell’European Defence Agency, ribadendo che la Russia costituirebbe una minaccia a lungo termine per la sicurezza del continente. Kallas ha inoltre richiamato il ruolo della Cina in relazione al sostegno economico e tecnologico a Mosca, indicando come priorità l’isolamento economico della Russia, con misure mirate su proventi del petrolio e forniture di componenti considerati critici per l’industria bellica.