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Chi era davvero Giovanni Tamburi, il 16enne morto a Crans-Montana e riconosciuto dal dna: terribile

Ritratto di Giovanni Tamburi, il ragazzo di Bologna morto a Crans-Montana

Chi era davvero Giovanni Tamburi, il 16enne morto a Crans-Montana e riconosciuto dal dna: terribile. La tragedia avvenuta a Capodanno nella località svizzera ha portato via un giovane talento italiano in una notte che avrebbe dovuto essere di festa. Tra le fiamme e il fumo dell’incendio che ha devastato il noto locale, ha perso la vita Giovanni Tamburi, un ragazzo di soli 16 anni proveniente da Bologna. La sua storia, ancora tutta da vivere, si è interrotta all’improvviso, lasciando sgomenti amici, familiari e compagni di scuola, che ancora faticano a comprendere l’immensità di una perdita così ingiusta e prematura.

Chi era davvero Giovanni Tamburi, il 16enne morto a Crans-Montana e riconosciuto dal dna: terribile
Immagine dei danni causati dall

Tragedia a Crans-Montana: la notte di Capodanno che ha spezzato vite

Nato e cresciuto a Bologna, Giovanni Tamburi frequentava il liceo scientifico Righi ed era considerato uno studente brillante, attento e responsabile. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un ragazzo maturo, curioso, capace di dare significato sia alle parole sia ai silenzi. Un adolescente con “la testa sulle spalle”, presente, rispettoso, molto legato ai compagni e apprezzato dai docenti.

La sua vita si è spezzata improvvisamente nella notte di Capodanno, durante la strage di Crans-Montana in Svizzera. Quella che doveva essere una serata di festa, trascorsa in un noto locale della località sciistica, si è trasformata in una tragedia collettiva che ha colpito duramente famiglie italiane e straniere. Tra le vittime, anche il giovane studente bolognese.

Foto di Giovanni Tamburi, studente del liceo scientifico Righi

Le ore di angoscia tra notizie frammentarie

Per giorni Bologna è rimasta sospesa nell’attesa, tra notizie frammentarie e la speranza ostinata che Giovanni potesse essere tra i sopravvissuti ancora da identificare. Le ore successive all’incendio sono state segnate da telefonate, contatti con le autorità elvetiche, verifiche incrociate, nella speranza di un errore o di un riconoscimento non ancora avvenuto. In città, compagni di scuola, amici e docenti seguivano con apprensione l’evolversi delle ricerche.

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