
Crans Montana, perché i gestori sono a piede libero: spunta l’ipotesi clamorosa – A una settimana dall’incendio del bar Le Constellation a Crans-Montana, che ha causato 40 morti, sei dei quali italiani, l’attenzione si sposta dal dolore dei funerali alle scelte della giustizia svizzera. Mentre le famiglie salutano figli e amici, sul piano istituzionale cresce una frattura evidente: da un lato chi chiede misure immediate e severe, dall’altro chi difende l’impostazione garantista adottata dalla Procura del Canton Vallese.

Crans Montana, perché i gestori sono a piede libero: spunta l’ipotesi clamorosa
Il nodo più controverso è la decisione di non applicare misure cautelari a Jacques e Jessica Moretti, gestori del locale e indagati per omicidio colposo. Secondo le autorità elvetiche non sussistono rischi di fuga né di inquinamento delle prove. Una valutazione che ha acceso critiche anche fuori dai confini svizzeri. Francesco Petrelli, presidente delle Camere Penali italiane, pur richiamando la necessità di “concrete esigenze cautelari”, ammette la distanza tra i due sistemi: «In base alla nostra esperienza, in Italia sarebbero probabilmente scattati gli arresti. Da noi spesso si cerca una risposta immediata, anche simbolica».

Perché non sono stati arrestati
La mancata carcerazione poggia su una lettura rigorosa del codice di procedura penale svizzero. Per la Procura vallesana mancano i tre presupposti chiave: pericolo di fuga (i coniugi sono radicati sul territorio), inquinamento delle prove (in larga parte già acquisite e di natura documentale) e reiterazione del reato (il locale è sequestrato o distrutto). Una linea che, però, non convince tutti. Alain Macaluso, direttore del Centro di diritto penale dell’Università di Losanna, è netto: «In casi simili sarebbero state opportune perquisizioni immediate e un fermo di 24-48 ore per mettere in sicurezza le prove».
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