
La morte di Pietro Zantonini, vigilante di 55 anni, avvenuta nella notte dell’8 gennaio all’interno del cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, ha profondamente colpito la comunità locale e riacceso il dibattito nazionale sulle condizioni di lavoro nei cantieri in quota, soprattutto nel pieno della stagione invernale. In un contesto caratterizzato da temperature rigide e turni notturni, l’episodio ha subito posto l’attenzione sulla sicurezza degli addetti impegnati nei lavori legati ai grandi eventi sportivi.


Dramma a Cortina, l’ipotesi iniziale del freddo
Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del corpo, l’ipotesi che ha preso maggiormente piede è stata quella di un decesso causato dal freddo intenso, considerato il brusco calo termico e le condizioni meteo particolarmente severe di quei giorni sulle Dolomiti. L’ipotermia è apparsa da subito, agli occhi di molti, come la spiegazione più plausibile per una morte improvvisa durante un turno notturno all’aperto.

Pietro Zantonini, cosa emerge dalle indagini
Con il procedere delle verifiche e l’avvio formale dell’indagine da parte della Procura di Belluno, tuttavia, il quadro ricostruttivo ha iniziato progressivamente a modificarsi. Gli accertamenti medico-legali disposti dall’autorità giudiziaria hanno portato a un primo elemento di svolta, mettendo in discussione la tesi iniziale del decesso legato esclusivamente alle condizioni climatiche estreme.
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