
I primi numeri del nuovo anno politico italiano stanno circolando con discrezione, ma dentro quelle percentuali si nasconde una fotografia molto più inquietante di quanto sembri a una prima lettura. Non si tratta solo di chi sale o chi scende di qualche decimale, ma di un equilibrio che cambia, di rapporti di forza che si irrigidiscono e di un leader che, più di altri, sembra finito in un angolo. I sondaggi del 2026 non raccontano una rivoluzione improvvisa, ma mettono in fila segnali che, sommati, iniziano a pesare.
La nuova Supermedia dei sondaggi conferma un dato ormai ricorrente: Fratelli d’Italia resta saldamente sopra la soglia del 30%, attestandosi al 30,2%. Un risultato tutt’altro che scontato per un partito di governo, che riesce non solo a reggere l’impatto dell’esecutivo ma addirittura a rafforzarsi rispetto alla fine del 2025.
Il partito di Giorgia Meloni continua a intercettare consenso trasversale, beneficiando di una percezione di stabilità e di una leadership che, almeno nei numeri, non sembra subire contraccolpi significativi.
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Centrodestra compatto: quasi metà del Paese dalla stessa parte
Se il dato di Fratelli d’Italia è solido, quello della coalizione lo è ancora di più. Il centrodestra nel suo complesso raggiunge il 48,6%, guadagnando oltre un punto rispetto all’ultima fase dello scorso anno. Una percentuale che fotografa una maggioranza elettorale ampia e strutturata, difficilmente scalfibile nel breve periodo.
Forza Italia si muove in leggera crescita all’8,9%, mentre la Lega resta stabile all’8,4%, lontana dai picchi del passato ma ancora centrale negli equilibri di coalizione.
Pd in crescita, Movimento 5 Stelle in calo netto
Nel campo delle opposizioni, il Partito Democratico mostra segnali di recupero. La Supermedia lo colloca al 22,4%, con un incremento di mezzo punto. Una crescita che non ribalta i rapporti di forza, ma che conferma una tendenza costante.
Il Pd rafforza la sua posizione come primo partito dell’alternativa al governo, ma il divario con il centrodestra resta ampio e strutturale.
Ed è qui che emerge il dato più pesante. Il Movimento Cinque Stelle scende al 12%, perdendo 0,7 punti e allargando in modo significativo la distanza dal Pd. Non si tratta di una flessione isolata, ma della prosecuzione di una fase complicata che dura da mesi.
Il risultato è un arretramento politico prima ancora che numerico: il M5S perde centralità nel campo progressista e vede ridursi la propria capacità di incidere sugli equilibri complessivi dell’opposizione.

Dieci punti di distanza: una frattura che pesa
La distanza tra Pd e Movimento Cinque Stelle supera ormai i dieci punti percentuali. Un divario che pesa sulle prospettive di alleanza, sulle strategie future e sulla credibilità di un fronte alternativo compatto.
Nel frattempo, le forze minori cercano spazio: Alleanza Verdi e Sinistra si attesta al 6,3%, Azione al 3,2%, Italia Viva al 2,5%, +Europa all’1,5%. Numeri che confermano una frammentazione persistente, soprattutto nell’area centrale.
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