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Crans Montana, la notizia dall’ospedale su uno dei ragazzi in coma: scena straziante!

Crans Montana, la notizia dall’ospedale su uno dei ragazzi in coma: scena straziante! – Lo ha detto con un filo di voce, quasi un sussurro. «Posso andare in gita con la scuola? E i miei amici dove sono?». Sono state queste le prime parole pronunciate da Manfredi Marcucci, il sedicenne romano che si è risvegliato dopo due settimane di coma farmacologico. Le ha rivolte ai genitori, appena riemerso da uno dei momenti più delicati del suo lungo percorso di cure. Ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano insieme ad altri giovani rimasti feriti nel rogo scoppiato la notte di Capodanno in Svizzera, Manfredi ha compiuto un passo importante: è uscito dalla terapia intensiva, è stato estubato ed è stato trasferito nel centro grandi ustionati. Un miglioramento che apre uno spiraglio, pur nella consapevolezza che la strada da percorrere resta lunga e complessa.

Crans Montana, la notizia dall’ospedale su uno dei ragazzi in coma: scena straziante!

«Iniziamo a intravedere una luce in fondo al tunnel, ma con enorme prudenza», racconta il padre Umberto. Il tono è misurato, perché i genitori sanno bene che il decorso dei feriti non segue mai una linea retta. Eppure, dopo due giorni fuori dalla terapia intensiva, si concedono un cauto ottimismo. Il momento più emozionante è stato poter finalmente parlare con il figlio, anche se per farlo hanno dovuto avvicinare l’orecchio alla sua bocca. Manfredi parla piano, bisbiglia, ma quelle parole, poche, fragili, hanno avuto un effetto potente su tutti: familiari e medici. «Dove sono i miei amici?», ha chiesto più volte. Degli istanti più drammatici della festa finita in tragedia non ha memoria, e per ora nessuno glieli racconterà.

Scala interna del locale di Crans-Montana coinvolto nell’incendio

Il pensiero fisso della gita con i compagni

La prima domanda, però, non è stata sull’incidente. Manfredi ha chiesto dei compagni di classe. Ricordava che proprio in quei giorni gli studenti del liceo Chateaubriand di Roma, che frequentano i corsi di italiano, erano a Milano per una gita scolastica sui luoghi manzoniani. Lui voleva esserci, partecipare al tour, condividere quell’esperienza. Alla fine, sono stati proprio i suoi amici ad avvicinarsi a lui. Trovandosi già a Milano per la gita, hanno incontrato i genitori di Manfredi per portare sostegno, lasciare messaggi, consegnare pensieri scritti per lui. Un gesto semplice ma carico di significato, che ha colpito profondamente la famiglia.

Le prime frasi del ragazzo, racconta il padre, sono ancora confuse, spezzate. Ma fanno sperare. «Ci ha chiesto anche dei nonni e di suo fratello», dice Umberto. Parole normali, quotidiane. Proprio per questo, straordinarie.

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