
Trump, la notizia pessima alla fine è arrivata! Cosa gli succede – Il primo anno del secondo mandato di Donald Trump mostra un quadro di consenso in netto peggioramento: tra economia in rallentamento, costo della vita in aumento e tagli alla sanità, una parte crescente dell’opinione pubblica statunitense ritiene che la Casa Bianca non stia dando risposte concrete ai problemi quotidiani. I sondaggi più recenti segnalano una flessione costante dell’indice di approvazione, accompagnata da un sentimento diffuso di frustrazione tra elettori repubblicani, indipendenti e una parte dei democratici moderati.

Trump, la notizia pessima alla fine è arrivata! Cosa gli succede
Le principali criticità evidenziate dagli americani riguardano l’andamento dei prezzi nei supermercati, il costo di affitti e mutui, le spese per carburante e assicurazioni mediche, oltre alla percezione di un peggioramento dell’accesso alla copertura sanitaria per i redditi medio-bassi. A questo si aggiunge la gestione dell’immigrazione, tema centrale nell’agenda di Trump, che oggi risulta molto più divisivo rispetto alle campagne del 2016 e del 2024.
Parallelamente, la scelta di concentrare grande attenzione politico-mediatica sulla Groenlandia, tra ipotesi di nuove basi militari, interessi energetici e rivendicazioni strategiche artiche, viene giudicata da larga parte dell’elettorato come distante dalle priorità interne del Paese. Molti cittadini percepiscono queste iniziative come un’operazione simbolica e geopolitica che non incide sul portafoglio delle famiglie, già messo sotto forte pressione dall’aumento del costo della vita. Secondo diverse rilevazioni demoscopiche, l’indice di approvazione del Presidente sarebbe ormai sceso sotto il 40 per cento, mentre la disapprovazione avrebbe superato stabilmente la soglia del 55 per cento. In alcuni sondaggi, una quota crescente di intervistati definisce l’azione dell’amministrazione come un “disastro” in termini di gestione economica e sociale. Il racconto ufficiale della presunta “Golden Age” americana, ripetuto nei comizi e rilanciato dai media vicini alla Casa Bianca, sembra così entrare in contrasto con l’esperienza concreta di chi ogni mese deve far fronte a bollette, carburante, mutui e visite mediche.

Economia in difficoltà, dazi e costo della vita: i motivi del malcontento
Le cifre diffuse dagli istituti di ricerca indicano che si tratta di un trend strutturale, e non di una semplice flessione momentanea. Oltre la metà degli americani intervistati ritiene che le politiche economiche di Trump abbiano complessivamente peggiorato la situazione del Paese, con particolare riferimento alla crescita del Pil, al potere d’acquisto dei salari e alla competitività delle imprese. Più del 60 per cento degli intervistati giudica negativamente la guerra dei dazi, considerata un ostacolo alla produzione interna e un fattore che contribuisce all’aumento dei prezzi finali per consumatori e aziende.
La questione della sanità rappresenta uno dei punti più delicati. Secondo le rilevazioni citate, circa il 63 per cento degli americani non approva la scelta di eliminare alcuni sussidi federali destinati a garantire la copertura sanitaria a quasi venti milioni di persone a basso reddito. La cancellazione o la riduzione di tali programmi viene percepita come un arretramento delle tutele sociali in un contesto in cui, già prima dei tagli, molte famiglie faticavano a sostenere il costo delle polizze assicurative e delle cure specialistiche. Anche la gestione dell’immigrazione, tradizionalmente una leva identitaria del trumpismo, sta generando un aumento delle critiche. Circa il 58 per cento del campione interpellato esprime un giudizio sfavorevole sulle scelte dell’amministrazione in questo ambito. Hanno avuto un peso significativo, in questo cambio di percezione, i video diffusi sui social e sui media che mostrano agenti dell’agenzia Ice e del Border Patrol impegnati in azioni definite violente nei confronti non solo di migranti irregolari, ma anche di cittadini statunitensi coinvolti nelle operazioni di controllo.
In politica estera, circa sei americani su dieci giudicano negativamente la linea seguita dalla Casa Bianca. Il progetto di rafforzare la presenza statunitense nell’Artico e l’idea, più volte ventilata in dichiarazioni pubbliche, di “prendere” la Groenlandia incontrano il dissenso di circa il 75 per cento della popolazione secondo alcuni sondaggi nazionali. La combinazione di questi elementi porta a un dato rilevante: non emerge alcun settore in cui l’azione della presidenza raccolga una maggioranza netta di consensi. Per un’amministrazione che ha costruito buona parte della propria forza sulla polarizzazione dell’elettorato, questa erosione di sostegno su temi materiali come salari, prezzi e sanità rappresenta un segnale di indebolimento strutturale.

Il peso dei numeri: sondaggi, indicatori economici e percezione pubblica
Oltre alla dinamica politica, le statistiche macroeconomiche contribuiscono a spiegare l’andamento del consenso. Gli analisti segnalano un rallentamento della crescita rispetto alle attese, con un incremento del Pil inferiore alle previsioni formulate all’inizio del mandato. In parallelo, l’inflazione su alcuni beni di consumo di base e sui prodotti alimentari continua a mantenersi su livelli considerati elevati da molte famiglie, alimentando la sensazione di vivere in un contesto di economia stagnante.
Per numerosi osservatori, il combinarsi di salari percepiti come fermi, aumento dei tassi di interesse sui mutui e crescita del costo della benzina genera un clima di insicurezza economica. Sebbene alcuni indicatori, come il tasso di disoccupazione ufficiale, restino relativamente contenuti, nei sondaggi prevale l’impressione che le opportunità di miglioramento per il ceto medio si stiano riducendo. La differenza tra indicatori tecnici e percezione pubblica si traduce in un clima di sfiducia verso la capacità della Casa Bianca di invertire la rotta.
Le rilevazioni commissionate dalle principali emittenti televisive e dai maggiori quotidiani statunitensi mostrano un progressivo peggioramento dei giudizi sull’operato del governo. Molte indagini evidenziano come, alla domanda su quale sia la priorità numero uno per il Paese, la maggioranza assoluta degli intervistati indichi il costo della vita e la sicurezza economica delle famiglie, relegando in secondo piano le questioni di politica estera o i grandi progetti infrastrutturali. In questo contesto, la forte esposizione mediatica dedicata alla Groenlandia viene percepita come disallineata rispetto a ciò che i cittadini chiedono alle istituzioni.
Un altro elemento che incide sulla popolarità del Presidente è la crescente attenzione per le disparità sociali e territoriali. In molte aree rurali e in diversi Stati industriali del Midwest, che nel 2024 avevano contribuito in modo decisivo alla vittoria repubblicana, si registra una maggiore delusione rispetto alle promesse di rinascita manifatturiera e di ritorno dei posti di lavoro. L’idea della “Golden Age” americana, proposta come una nuova fase di prosperità diffusa, appare a molti elettori ancora lontana dall’esperienza concreta delle comunità locali.
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