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“Non datele ai vostri cani”. Allarme sulle famose crocchette: ritirate da tutti i punti vendita

Crocchette per cani ritirate dai punti vendita: rischi dell'Aflatossina e lotti interessati

“Non datele ai vostri cani”. Allarme sulle famose crocchette: ritirate da tutti i punti vendita. Un avviso apparso quasi in sordina, tra i richiami alimentari pubblicati quotidianamente dal Ministero della Salute, avrebbe attirato l’attenzione di chi convive con un cane e affida alla grande distribuzione la scelta del cibo. Una segnalazione che, letta con attenzione, racconterebbe una storia più ampia fatta di controlli, rischi chimici e di una sostanza invisibile ma potenzialmente molto pericolosa. Il richiamo riguarderebbe un prodotto molto diffuso sugli scaffali dei discount.

Aflatossina e il richiamo delle crocchette per cane

Il prodotto al centro dell’allerta sarebbero crocchette per cane in confezione da 10 kg, ritirate dal mercato per la presenza di “Aflatossina B1” oltre i limiti di legge. Il richiamo, disposto per rischio chimico, riguarderebbe il mangime per animali domestici commercializzato nei punti vendita di una nota catena di supermercati. A darne notizia è Il Messaggero, che segnala come l’avviso ufficiale sia stato pubblicato sul portale del Ministero della Salute.

Nel documento si specificherebbe che chiunque abbia acquistato il prodotto è tenuto a non consumarlo e a riconsegnarlo presso il punto vendita in cui è stato venduto. Una procedura standard nei casi di allerta alimentare, ma che, come spesso accade, potrebbe essere sottovalutata dai consumatori, soprattutto quando si tratta di alimenti destinati agli animali e non alle persone.

Aflatossina: cos’è e perché preoccupa

L’elemento chiave di tutta la vicenda è l’aflatossina, una sostanza che, come ricordato anche da Il Messaggero, è prodotta dalla muffa Aspergillus flavus. Si tratta di un fungo che prolifera soprattutto sui cereali, ingredienti frequentemente utilizzati nella produzione di mangimi per animali domestici. In determinate condizioni di conservazione e umidità, la contaminazione potrebbe aumentare fino a superare i limiti consentiti dalla normativa europea.

Secondo le informazioni diffuse, l’assunzione di livelli elevati di aflatossina potrebbe provocare problemi di salute anche molto seri. Tra i sintomi segnalati figurerebbero vomito, diarrea, perdita di appetito e ittero, con un quadro clinico che, nei casi più gravi, potrebbe rivelarsi fatale. È per questo motivo che la presenza di Aflatossina B1 viene costantemente monitorata dalle autorità sanitarie e che ogni superamento dei limiti di legge fa scattare immediatamente il richiamo.

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