
Un nuovo allarme sanitario sta attirando l’attenzione delle autorità internazionali e dei media. Non si tratta di un virus sconosciuto, né di una pandemia in atto, ma di una situazione che riporta alla mente scenari già visti e che impone misure immediate di contenimento. Decine di persone isolate, operatori sanitari coinvolti e un contesto ospedaliero sotto osservazione: i dettagli che stanno emergendo spiegano perché la soglia di attenzione sia stata alzata.

Cos’è il virus Nipah e perché è considerato tra i più pericolosi
Il virus Nipah (NiV) è una zoonosi, ovvero un patogeno che si trasmette dagli animali all’uomo. I principali serbatoi naturali sono i pipistrelli della frutta, mentre i maiali possono fungere da ospiti intermedi, facilitando il passaggio dell’infezione all’essere umano.
Si tratta di un virus particolarmente temuto per la gravità delle manifestazioni cliniche: l’infezione può essere asintomatica o lieve, ma nei casi più seri può provocare encefaliti acute, spesso fatali. Il dato che rende Nipah uno dei virus più monitorati è il tasso di mortalità, che può variare dal 40% fino al 75% dei casi.
Ad oggi non esistono vaccini né terapie specifiche contro il virus. Proprio per questo, nel 2018 l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo ha inserito nella lista dei dieci patogeni con il più alto potenziale di rischio epidemico.
Il focolaio in India e le misure di emergenza
L’attenzione si è riaccesa dopo la segnalazione di un nuovo focolaio in India, nello Stato del Bengala Occidentale. Secondo le informazioni diffuse da portali specializzati nel monitoraggio delle malattie infettive, cinque persone sono risultate positive al virus Nipah e quasi 100 individui sono stati messi in quarantena come misura precauzionale.
Il focolaio sarebbe partito da un ospedale di Barasat. Il caso indicato come probabile “paziente zero” è deceduto, mentre gli altri quattro contagiati confermati sarebbero operatori sanitari, un elemento che ha spinto le autorità a rafforzare i protocolli di isolamento e tracciamento. L’ambiente ospedaliero è infatti uno dei contesti in cui, seppur con difficoltà, può avvenire la trasmissione da uomo a uomo.