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Cesara Buonamici ferma il Tg5 per una comunicazione importante

Mediaset è intervenuta pubblicamente, in modo diretto, sul confronto nato dopo le dichiarazioni e le insinuazioni diffuse da Fabrizio Corona nei confronti di Alfonso Signorini. La presa di posizione è arrivata attraverso il TG5, con la lettura in studio di un comunicato ufficiale.

In precedenza, l’azienda aveva mantenuto un profilo più cauto, limitandosi a riferimenti indiretti e ironici. La scelta di dedicare un passaggio esplicito nel notiziario serale ha segnato un cambio di linea nella gestione pubblica della vicenda.

Cesara Buonamici in studio al Tg5 durante la lettura del comunicato Mediaset

Comunicazione al Tg5: Cesara Buonamici legge il comunicato di Mediaset

Nel corso dell’edizione delle 20:00 del TG5, Cesara Buonamici ha letto integralmente il comunicato diffuso poche ore prima da Mediaset. Nel testo, l’azienda respinge con fermezza “menzogne e falsità” e annuncia l’intenzione di adottare iniziative a tutela dei professionisti coinvolti.

L’intervento in apertura di notiziario ha rappresentato la prima risposta ufficiale strutturata dopo l’avvio del confronto mediatico legato ai contenuti di Falsissimo Il Prezzo del Successo.

Fabrizio Corona in una foto recente

Il documento di Ordine dei giornalisti e FNSI: il riferimento alla sentenza di Milano

Durante lo stesso notiziario è stata riportata anche una dichiarazione congiunta firmata martedì 27 gennaio da Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, e da Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Nel testo, i due rappresentanti richiamano la recente decisione del Tribunale Civile di Milano e affermano: “La sentenza che il Tribunale Civile di Milano ha emesso sul caso di Fabrizio Corona, conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge. Conforta poi il fatto che possano finalmente essere chiamate a rispondere di diffamazione le grandi piattaforme che lucrano profitti sfruttando l’odio e il discredito online”.

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