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“Devo informare la famiglia Poggi”. Garlasco, l’annuncio a sorpresa di Roberta Bruzzone

“Devo informare la famiglia Poggi”. Garlasco, l’annuncio a sorpresa di Roberta Bruzzone. Roberta Bruzzone è intervenuta nuovamente sul delitto di Garlasco e sulla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. In televisione la criminologa ha riferito di aver esaminato in modo approfondito gli atti processuali, con particolare attenzione alla perizia relativa alla camminata e ai movimenti attribuiti a Stasi. Secondo quanto dichiarato, dall’analisi emergerebbero ulteriori criticità rispetto alla versione fornita dall’ex fidanzato della vittima.

Alberto Stasi, immagine di repertorio

Garlasco, le parole di Roberta Bruzzone a Quarto Grado

Durante l’ultima puntata di Quarto Grado, Bruzzone ha spiegato di aver svolto una consulenza sugli atti del processo, concentrandosi sulla perizia che ricostruisce spostamenti e andatura del giovane. Ha raccontato di aver “diviso in micro azioni” quanto Stasi sostiene di aver fatto al rientro, mettendo a confronto il suo racconto con la ricostruzione tecnica dei periti.

Nel dialogo in studio, sollecitata dal conduttore Gianluigi Nuzzi sull’eventuale presenza di incongruenze, Bruzzone ha risposto testualmente: “Assolutamente sì. Sulla scorta di quello che lui riferisce di aver fatto quando sostiene di essere rientrato ci sono almeno dei passaggi che sono impossibili”.

Roberta Bruzzone in studio

Roberta Bruzzone annuncia una consulenza: consegna alla parte civile

La criminologa ha affermato che, oltre agli elementi già emersi e valutati nei procedimenti giudiziari, la sua analisi farebbe emergere ulteriori aspetti che inciderebbero sulla ricostruzione del caso e sulla posizione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi.

Bruzzone ha quindi annunciato l’intenzione di consegnare la consulenza “alla parte che deve essere più tutelata in questo momento”, identificata nella parte civile che rappresenta la famiglia della vittima. Ha inoltre precisato che si tratta di un lavoro svolto “pro bono”, senza compenso, spiegando che l’obiettivo è “utilizzarla per irrobustire quanto già emerso” contro Stasi, “ossia che lui non può essere rientrato (in casa, ndr) quando sostiene di essere rientrato”.

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