
A Torino, dopo ore di tensione e violenza in strada, restano due immagini difficili da dimenticare: i volti segnati di due poliziotti e l’abbraccio con cui uno ha protetto l’altro nel momento più critico. Alessandro Calista e Lorenzo Virgulti, entrambi in servizio, sono finiti in ospedale con ferite e fratture. Il loro racconto ricostruisce una dinamica che, secondo quanto riferito, ha avuto i contorni di un’azione mirata.
I due colleghi, appartenenti alla Mobile di Padova e inviati in trasferta, sono stati ricoverati all’ospedale Molinette. Nei corridoi, tra visite e accertamenti, riaffiora la necessità di riprendere fiato: gesti ordinari come un caffè, una sigaretta, qualche minuto all’aria aperta. La normalità, però, si scontra con quanto accaduto durante il servizio di ordine pubblico, quando il rischio percepito è diventato improvvisamente concreto.

L’aggressione durante gli scontri e il racconto dei due agenti
In base a quanto emerso, gli scontri hanno raggiunto un livello di intensità superiore alle previsioni operative. La sequenza più grave, ripresa anche in video e circolata online, mostra prima un accerchiamento di un agente e poi l’arrivo del collega per tentare di sottrarlo ai colpi. È in quel frangente che Calista sintetizza la propria convinzione con parole nette: “Era un agguato, volevano farci fuori“.
La scena che ha colpito l’opinione pubblica è quella di Lorenzo Virgulti che si frappone fisicamente tra gli aggressori e il collega, già a terra e privo di dispositivi di protezione: casco e maschera antigas, secondo il racconto, gli sarebbero stati sottratti. Virgulti, pur ferito, avrebbe continuato a fare scudo con il corpo fino all’arrivo dei rinforzi. A spiegare la scelta in modo essenziale è lui stesso: “Non potevo lasciarlo morire lì”.
La dinamica degli scontri e le immagini circolate online
I filmati condivisi sui social mostrano una fase concitata, con più persone che colpiscono ripetutamente gli agenti a terra. La ricostruzione riferita dai due poliziotti parla di calci, pugni e colpi inferti con particolare violenza. In quel contesto, la priorità operativa è diventata la sopravvivenza e il recupero reciproco, più che la gestione ordinaria dell’ordine pubblico.
Secondo quanto raccontato, la situazione sarebbe precipitata quando i due si sarebbero trovati isolati in mezzo ai disordini. L’elemento dell’isolamento, unito alla durata della tensione, è uno dei punti che restano al centro dell’attenzione anche nelle domande successive: come sia stato possibile che due operatori finissero circondati e perché la pressione degli antagonisti sia proseguita per un tempo così lungo.
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