
L’inchiesta sugli scontri di Torino registra un nuovo passaggio con il fermo di un giovane finora estraneo alle cronache giudiziarie. Si tratta di Angelo Simionato, 22 anni, bloccato dalla Digos perché indicato come uno dei presunti partecipanti all’aggressione ai danni del poliziotto Alessandro Calista, avvenuta durante il corteo pro Askatasuna.
Secondo quanto emerso finora, Simionato risulta incensurato. Persone che lo conoscono lo descrivono come un ragazzo senza precedenti e riferiscono che si definiva anarchico, pur non essendo mai stato coinvolto in procedimenti penali prima di questa vicenda. La notizia dell’arresto ha avuto ripercussioni anche nel paese d’origine del 22enne, dove viene presentato come un profilo lontano da comportamenti violenti. Una distanza che, oggi, si confronta con le contestazioni formalizzate dagli inquirenti nell’ambito delle indagini sul corteo e sugli episodi più critici della giornata. Nel racconto familiare, la difesa del ragazzo passa anche dalle parole della madre, riportate in modo diretto: “Non ha mai fatto male a nessuno”.

Da Montelaterone a Torino: il profilo e il contesto
Angelo Simionato è originario di Montelaterone, frazione del comune di Arcidosso, in provincia di Grosseto, sul monte Amiata. Negli ultimi anni avrebbe vissuto lontano dalla Toscana, tornando nel borgo soprattutto in estate: in quel periodo, secondo quanto riferito, aveva lavorato come cameriere.
Nel contesto locale viene descritto come un giovane riservato e tranquillo, senza segnali di aggressività. Proprio questa immagine, riferita da chi lo ha visto crescere, contrasta con la ricostruzione investigativa che lo colloca tra i partecipanti alle fasi più violente degli scontri avvenuti durante la manifestazione.
L’arresto si inserisce in un’indagine più ampia che mira a ricostruire responsabilità individuali e dinamiche operative del gruppo che avrebbe agito in occasione del corteo. Gli investigatori stanno procedendo, secondo quanto trapela, con identificazioni, riscontri su immagini e materiale raccolto sul posto, oltre alle contestazioni contestuali ai singoli episodi.
Dopo il fermo, il 22enne è stato trasferito nella notte nel carcere di Torino, alla casa circondariale Lorusso e Cutugno. L’attenzione degli inquirenti resta concentrata sulla ricostruzione puntuale dei fatti e sulla posizione dei diversi soggetti coinvolti, tra arresti e denunce.
Le accuse contestate a Simionato
Al giovane vengono contestati i reati di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale e rapina. Le imputazioni si riferiscono ai momenti di maggiore tensione registrati durante il corteo, con un focus specifico sull’aggressione subita dall’agente Alessandro Calista.
In base alla ricostruzione investigativa, Simionato sarebbe parte del gruppo che si sarebbe accanito contro il poliziotto. Gli atti, tuttavia, lo indicherebbero come non coincidente con l’uomo armato di martello e non tra i principali responsabili materiali del pestaggio, pur ritenendolo coinvolto a vario titolo nella dinamica complessiva.
Un elemento ritenuto rilevante dagli investigatori per l’identificazione riguarda l’abbigliamento: il 22enne indossava vestiti rossi, dettaglio che lo avrebbe reso più distinguibile tra numerosi manifestanti vestiti di nero. Questo particolare, secondo quanto riferito, avrebbe contribuito a renderlo il primo a essere fermato rispetto ad altri indagati.
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