
C’è un dettaglio che, più di altri, rende il caso Garlasco un’anomalia giudiziaria capace ancora oggi di attirare l’attenzione di periti, consulenti, magistrati e osservatori: la sensazione diffusa che, nonostante una sentenza definitiva e una condanna, la verità non abbia ancora trovato una forma stabile. Il tempo è passato, le prove si sono stratificate, ma invece di chiarire hanno moltiplicato dubbi, interpretazioni contrastanti, zone d’ombra.
La riapertura delle indagini ha accentuato questa percezione, trasformando il delitto di Chiara Poggi in un dedalo di errori, incertezze e letture divergenti. Oggi si assiste a una vera e propria guerra di perizie e controperizie, in cui ogni nuova analisi sembra ribaltare quella precedente. La famiglia Poggi, convinta della colpevolezza di Alberto Stasi, si è affidata a un team di tecnici per rafforzare quanto già stabilito dalla sentenza. Ma cosa sta succedendo davvero?


Garlasco e la scena del crimine: una ricostruzione che cambia tutto
Uno dei punti più controversi riguarda la scena del crimine di Garlasco, oggi oggetto di una rilettura radicale. Secondo una nuova consulenza commissionata dalla famiglia Poggi, l’aggressione a Chiara Poggi non sarebbe avvenuta come ipotizzato in passato. Al centro della ricostruzione c’è una “ampia pozza di sangue” individuata davanti alla “porta a soffietto”, un elemento che, secondo i periti, renderebbe impossibile ignorare o evitare le tracce ematiche durante i movimenti dell’aggressore.
La dinamica dell’omicidio, così come era stata delineata nei processi precedenti, viene messa in discussione proprio partendo da questo dato. La presenza di una macchia di sangue di tali dimensioni davanti alla porta suggerirebbe che l’aggressione sia iniziata in cucina, ribaltando l’ordine degli eventi finora accettato. Un dettaglio apparentemente tecnico che però ha un peso enorme sull’intera ricostruzione dei fatti.


Garlasco e la camminata del killer: perizie contro perizie
Il nodo centrale della nuova consulenza riguarda la cosiddetta camminata del killer. Nel processo del 2009, i periti avevano ipotizzato una traiettoria a “zig zag”, sostenendo che fosse possibile attraversare l’abitazione collocando “almeno un piede” sulle macchie di sangue ma mantenendo la “possibilità di mancato intercettamento di sangue”. Una ricostruzione che aveva contribuito a sostenere l’impianto accusatorio.
Oggi, però, quella simulazione viene completamente rimessa in discussione. Attraverso una sovrapposizione digitale dell’“ortofoto” della scena, i nuovi consulenti sostengono che una camminata di quel tipo sarebbe stata impossibile senza calpestare in modo evidente la pozza di sangue davanti alla porta. Un elemento che, se confermato, riapre interrogativi pesanti sulla dinamica dell’omicidio e sulla compatibilità delle tracce con i movimenti attribuiti all’assassino.
Come riporta Affariitaliani, questa nuova lettura rappresenta “un ribaltamento della scena del crimine che rende sempre più difficile arrivare a una lettura definitiva e condivisa”. Il risultato è un quadro in cui ogni certezza sembra sgretolarsi sotto il peso di nuove analisi tecniche, senza che emerga una verità unanimemente accettata.
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