
La scomparsa di Maria Rita Parsi ha lasciato un vuoto improvviso nel mondo della psicologia e della tutela dell’infanzia. Non era solo una psicoterapeuta di fama nazionale, ma una figura capace di coniugare scienza, empatia e impegno sociale. La sua vita, dedicata alla difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti, si è intrecciata con istituzioni, media e famiglie, lasciando una traccia indelebile nella società italiana. L’annuncio della sua morte ha suscitato incredulità: non emergevano malattie note, e molti, colleghi e amici, si sono detti profondamente sorpresi.
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Psicologia: l’impegno per l’infanzia
Dal suo esordio negli anni Settanta, Maria Rita Parsi si è affermata come una delle voci più autorevoli nel panorama della psicologia italiana e internazionale. Con la fondazione della Scuola Italiana di Psicoanimazione (SIPA), ha promosso approcci innovativi allo sviluppo umano, privilegiando la creatività e l’ascolto come strumenti terapeutici. La sua produzione scientifica e divulgativa, con oltre 100 pubblicazioni, ha reso accessibile il linguaggio della psicologia a genitori, educatori e istituzioni, contribuendo a diffondere una cultura della protezione e della responsabilità verso l’infanzia.

Diritti: dalla clinica all’azione istituzionale
Il filo conduttore della sua carriera è stato il concetto di diritti. Non si è limitata alla pratica clinica: ha partecipato attivamente all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e ai gruppi ministeriali per la Child Guarantee, programma europeo contro povertà ed esclusione sociale tra i minori. A livello internazionale, ha portato la sua esperienza davanti al Comitato ONU sui diritti del fanciullo, contribuendo a monitorare e migliorare le politiche a favore dei più giovani. La sua capacità di coniugare ricerca, formazione e advocacy ha lasciato un segno profondo nella società italiana e oltre i confini nazionali.
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