
Per Matteo Renzi l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non è un semplice episodio personale, ma un segnale politico destinato a pesare nei prossimi mesi: «la prima crepa nel centrodestra». Nel ragionamento del leader di Italia Viva, la coalizione che sostiene Giorgia Meloni è apparsa fin qui più compatta delle opposizioni, ma la dinamica potrebbe cambiare con l’avvicinarsi delle elezioni e con l’emersione di nuove frizioni interne.
Renzi collega la questione alla valutazione che l’elettorato farà sull’azione dell’esecutivo. Il punto, sottolinea, è verificare se dopo un quinquennio di governo la situazione del Paese risulterà migliore o peggiore su alcuni capitoli concreti: stipendi, sicurezza e sanità pubblica. «Io credo che la maggioranza degli italiani non sarà contenta», afferma, indicando in questi indicatori il terreno su cui si giocherà la partita politica.
Da qui l’avvertimento sul possibile effetto-elezioni: «Se la destra si divide, la vittoria del centrosinistra diventa probabile, non solo possibile».

Vannacci come fattore politico e l’elettorato di destra in movimento
Renzi descrive Roberto Vannacci come una figura capace di intercettare consensi fuori dai tradizionali perimetri di partito, arrivando a paragonarlo a una versione italiana di Nigel Farage. «Non inventa nulla, ma occupa uno spazio reale», afferma, richiamando l’idea di un bacino di elettori che si riconosce in un messaggio diretto e in un linguaggio percepito come alternativo rispetto alle leadership consolidate.
Nel racconto dell’ex premier, lo “spazio” di cui parla è composto da cittadini che si collocano a destra ma che si dichiarano delusi dall’azione del governo, in particolare su temi sensibili come la fiscalità e la percezione della sicurezza. Renzi richiama la lettura secondo cui, rispetto alle promesse elettorali, molti avvertirebbero «più tasse e meno sicurezza», una sensazione che può alimentare ulteriori spostamenti di voto o nuove aggregazioni politiche.
Pressione fiscale, sicurezza e rischio frammentazione della destra
Su questo sfondo, Renzi insiste su due elementi che ritiene centrali nel giudizio pubblico: il record della pressione fiscale e un contesto descritto come segnato da episodi di violenza e da un senso di insicurezza che coinvolgerebbe anche giovani e studenti. Nel suo ragionamento, la capacità della maggioranza di confermare la narrazione per cui «va tutto bene» sarebbe quindi messa alla prova dai dati e dal vissuto quotidiano delle persone.
La conseguenza, secondo Renzi, è che la principale novità nel quadro politico non sarebbe un improvviso rafforzamento delle opposizioni, ma la frammentazione della destra, destinata a incidere sulla competitività elettorale e sulle strategie dei leader di governo.
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