
Dal 20 gennaio il Giappone è alle prese con nevicate intense e continue che hanno colpito soprattutto le regioni settentrionali e nord-occidentali. Secondo i dati più recenti diffusi dalla Fire and Disaster Management Agency, il bilancio provvisorio parla di almeno 46 morti e oltre 550 feriti.
Particolarmente allarmante il numero dei feriti gravi, che sfiora quota 200, segno di un’emergenza che non si limita ai disagi logistici ma ha assunto contorni drammatici sul piano umano. Le precipitazioni, in molte zone, non hanno mai dato tregua, accumulando strati di neve sempre più difficili da gestire.

Le vittime durante la rimozione della neve
Le conseguenze più gravi si sono registrate nelle aree affacciate sul Mar del Giappone, dove intere comunità sono state messe in difficoltà dall’accumulo di neve. Secondo quanto riferito da polizia e autorità locali, molte delle vittime hanno perso la vita mentre cercavano di liberare tetti e abitazioni dai cumuli.
In diversi casi la neve è crollata improvvisamente, travolgendo chi si trovava sotto; in altri, le persone sono scivolate o sono cadute durante le operazioni di rimozione. Il quotidiano Asahi Shimbun evidenzia come la maggior parte dei decessi riguardi persone anziane, spesso impegnate da sole in attività fisicamente rischiose.
Niigata la prefettura più colpita
La prefettura di Niigata è quella che paga il tributo più alto, con 17 morti confermati. Tuttavia, l’emergenza non si limita a un’unica area. A Aomori, nel nord dell’isola di Honshu, gli accumuli di neve hanno superato un metro al suolo, rendendo difficili anche gli spostamenti più brevi.
Ancora più critica la situazione a Hokkaido, dove vaste zone risultano quasi completamente sepolte. L’estensione del manto nevoso ha reso complesso l’accesso a numerose aree residenziali, isolando piccoli centri e mettendo sotto pressione i servizi di emergenza.
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