
Un caso inatteso sta scuotendo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, generando dibattito e polemiche all’interno della comunità sportiva internazionale. La notizia della squalifica ha immediatamente acceso reazioni contrastanti tra tifosi, organizzatori e colleghi, sollevando interrogativi sul confine tra libertà di espressione e regolamenti olimpici. Il caso, già sotto i riflettori dei media, rischia di trasformarsi in uno dei momenti più discussi di queste Olimpiadi, mettendo in evidenza le delicate intersezioni tra sport, etica e geopolitica.

Caso Vladyslav Heraskevych, arriva la decisione dei CIO
Vladyslav Heraskevych non prenderà parte ai Giochi di Milano-Cortina. L’atleta ucraino di skeleton è stato squalificato dal Comitato olimpico internazionale (CIO) dopo aver comunicato l’intenzione di gareggiare con un casco raffigurante le immagini di sportivi ucraini uccisi durante l’invasione russa. Il CIO ha motivato la decisione richiamando le norme sulla neutralità politica previste dalla Carta Olimpica.

Milano-Cortina: la decisione del CIO e il riferimento all’articolo 50
Alla base dell’esclusione, secondo quanto riportato, c’è l’articolo 50 della Carta Olimpica, che vieta manifestazioni e messaggi di natura politica nelle aree di gara. Heraskevych aveva lavorato al progetto del casco commemorativo per mesi, concependolo come un omaggio alle vittime legate al mondo dello sport.
Il CIO ha riferito che l’atleta non avrebbe accettato alternative considerate compatibili con le regole. Tra le opzioni prospettate, è stata indicata la possibilità di indossare una fascia nera al braccio in segno di lutto. Il casco, invece, è stato giudicato un messaggio non ammesso in gara per i requisiti di neutralità. Il portavoce Mark Adams ha definito il provvedimento adottato con “compassione e comprensione”, precisando che gli atleti possono esprimere le proprie posizioni in conferenza stampa.
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