
Il decesso dell’attore James Van Der Beek, avvenuto il 10 febbraio 2026 a 48 anni, ha riportato l’attenzione sul cancro al colon-retto e sull’importanza della prevenzione. Van Der Beek aveva reso nota la diagnosi nel novembre 2024, spiegando di aver scoperto la malattia nell’agosto 2023, quando aveva 46 anni: al momento degli accertamenti, la neoplasia risultava già in stadio avanzato.
Negli ultimi mesi, l’attore si era impegnato in iniziative pubbliche per promuovere la prevenzione del tumore al colon-retto, con particolare attenzione alla fascia sotto i 50 anni, sempre più coinvolta dalle diagnosi secondo diversi report e osservazioni cliniche.

Cancro al colon-retto: aumento dei casi tra gli under 50
Negli Stati Uniti l’incremento delle diagnosi oncologiche in età più giovane è stato segnalato già nel 2022, con studi che hanno evidenziato un trend in crescita tra gli under 50. In questo quadro, Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, ha indicato come l’aumento riguardi in particolare il tumore al seno e il carcinoma colonrettale.
Un report dell’American Cancer Society ha inoltre rilevato non solo un aumento delle nuove diagnosi, ma anche dei decessi legati al carcinoma colorettale. Tra gli elementi indicati: una possibile maggiore aggressività biologica in alcuni casi più giovani e, soprattutto, ritardi nella diagnosi dovuti alla sottovalutazione dei sintomi iniziali.

Sintomi del tumore al colon-retto: i segnali da monitorare
Secondo le indicazioni degli specialisti, riconoscere precocemente alcuni campanelli d’allarme può favorire una diagnosi tempestiva. Tra i principali sintomi del cancro al colon-retto vengono segnalati diarrea persistente, sangue nelle feci, dolori addominali continui e anemia.
Gli esperti precisano che la presenza di questi segnali non implica automaticamente una diagnosi oncologica, ma richiede attenzione clinica e valutazione medica, soprattutto se i disturbi persistono nel tempo.
In particolare, tra i giovani adulti può esserci una certa reticenza nel riferire sintomi intestinali o nel sottoporsi ad accertamenti. Tuttavia, posticipare le verifiche può incidere sulla possibilità di intervenire nelle fasi iniziali della malattia, quando le opzioni terapeutiche risultano in genere più efficaci.
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