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Addio a un grande italiano, simbolo di una generazione: il triste annuncio è appena arrivato

Ritratto di Giancarlo Consonni

Se ne va una voce irregolare e appassionata, capace di attraversare con la stessa intensità le aule universitarie e i margini delle città, le pagine di un saggio e quelle di una poesia. Una figura che ha abitato il pensiero critico senza mai separarlo dall’azione, convinta che le parole avessero senso solo quando sapevano farsi responsabilità pubblica. Per decenni ha osservato e interrogato le trasformazioni urbane, denunciandone le ferite e le contraddizioni, ma anche cercando nei luoghi, nei paesaggi e nelle comunità i segni di una possibile armonia.

Studioso rigoroso e intellettuale controcorrente, ha tenuto insieme discipline e linguaggi diversi, difendendo l’idea che la città non fosse soltanto un insieme di edifici e infrastrutture, ma un organismo vivo, fatto di relazioni, memoria e futuro. Nel suo percorso si sono intrecciati ricerca, insegnamento, arte e polemica civile, in un continuo tentativo di tenere fede a un principio semplice e severo: parlare solo quando necessario, e farlo per incidere davvero nella realtà.

La sua scomparsa lascia un vuoto nel dibattito culturale del Paese, e consegna alla memoria collettiva il ritratto di un intellettuale che ha scelto di non rimanere spettatore.

Giancarlo Consonni in un’immagine d’archivio

Scomparsa di Giancarlo Consonni: l’annuncio

Giancarlo Consonni, nato a Merate il 14 gennaio 1943, è morto il 13 febbraio 2026 a Milano. Urbanista e professore emerito del Politecnico di Milano, Consonni era noto anche per l’attività di polemista sui temi ambientali e urbani, oltre che per un percorso artistico che comprendeva fotografia, pittura e poesia.

Chi era Giancarlo Consonni

Nel corso della sua carriera, Giancarlo Consonni ha affiancato all’impegno accademico un’attività culturale articolata, attraversando ambiti diversi e mantenendo un’attenzione costante alle trasformazioni delle città e del territorio. Amava descriversi come un uomo che conduceva «sette vite in parallelo», impegnato in quello che chiamava il «girotondo delle muse».

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